giovedì 26 novembre 2009

Il buio dentro

E' un racconto breve che ho scritto qualche mese fa per un concorso a tema (il buio appunto), qui metafora del male di vivere.
Potrebbe sembrare poco originale, ma credo che un po' lo sia.
Ogni volta che rileggo qualcosa trovo difetti, per questo motivo in questo blog pubblico poche cose. Stavolta lo do in pasto ai lettori così come l'ho lasciato dall'ultima revisione.

Anche questo racconto, come in molti altri che scrivo, hanno una base realistica e un fondo di magia. La prima definizione che mi viene in mente è realismo magico.

Il buio dentro

lunedì 23 novembre 2009

Le magie di Omnia: il signore del destino

Fabio Cicolani debutta nel mondo della narrativa con "Le magie di Omnia: il signore del destino". Per chi come me ha seguito in questi anni il suo blog non può fare che piacere. L'entusiasmo con cui Fabio ha sostenuto questo progetto merita da solo l'acquisto.


Lycaon, un pericoloso Oscuromante del pianeta magico Omnia, viene in possesso del romanzo che narra la storia della sua sconfitta per mano di due gemelli magici omniani, Alfa e Omega, e di Bianca e Viola, due bambine terrestri che abitano in un piccolo paese del centro Italia. Ma Lycaon è in tempo per cambiare tutto, perché quello che c'è scritto nel libro, non è ancora accaduto! I quattro ragazzi si vedranno così trascinare in un'avventura dall'esito sempre incerto, perché ogni mossa di Lycaon e la loro conseguente risposta, mutano il finale del libro, capovolgendo sorti, scatenando eventi e infiammando scontri che li porteranno ad affrontare mostri terribili e magie per loro impensabili. Una sfida all'ultimo sangue con il più grande degli autori di storie e l'avversario maggiormente temuto da tutti i Signori Oscuri: il Destino.

codice ISBN-10: 889632503X
codice ISBN-13: 9788896325032
Editore: La Corte Editore

Sito ufficiale: http://www.magiediomnia.com/

http://www.ibs.it/code/9788896325032/cicolani-fabio/magie-di-omnia-il.html

sabato 21 novembre 2009

Quaranta regole di Umberto Eco per scrivere bene

Quaranta regole di Umberto Eco per scrivere bene


1. Evita le allitterazioni, anche se allettano gli allocchi.

2. Non è che il congiuntivo va evitato, anzi, che lo si usa quando necessario.

3. Evita le frasi fatte: è minestra riscaldata.

4. Esprimiti siccome ti nutri.

5. Non usare sigle commerciali & abbreviazioni etc.

6. Ricorda (sempre) che la parentesi (anche quando pare indispensabile) interrompe il filo del discorso.

7. Stai attento a non fare... indigestione di puntini di sospensione.

8. Usa meno virgolette possibili: non è “fine”.

9. Non generalizzare mai.

10. Le parole straniere non fanno affatto bon ton.

11. Sii avaro di citazioni. Diceva giustamente Emerson: “Odio le citazioni. Dimmi solo quello che sai tu.”

12. I paragoni sono come le frasi fatte.

13. Non essere ridondante; non ripetere due volte la stessa cosa; ripetere è superfluo (per ridondanza s’intende la spiegazione inutile di qualcosa che il lettore ha già capito).

14. Solo gli stronzi usano parole volgari.

15. Sii sempre più o meno specifico.

16. La litote è la più straordinaria delle tecniche espressive.

17. Non fare frasi di una sola parola. Eliminale.

18. Guardati dalle metafore troppo ardite: sono piume sulle scaglie di un serpente.

19. Metti, le virgole, al posto giusto.

20. Distingui tra la funzione del punto e virgola e quella dei due punti: anche se non è facile.

21. Se non trovi l’espressione italiana adatta non ricorrere mai all’espressione dialettale: peso el tacòn del buso.

22. Non usare metafore incongruenti anche se ti paiono “cantare”: sono come un cigno che deraglia.

23. C’è davvero bisogno di domande retoriche?

24. Sii conciso, cerca di condensare i tuoi pensieri nel minor numero di parole possibile, evitando frasi lunghe — o spezzate da incisi che inevitabilmente confondono il lettore poco attento — affinché il tuo discorso non contribuisca a quell’inquinamento dell’informazione che è certamente (specie quando inutilmente farcito di precisazioni inutili, o almeno non indispensabili) una delle tragedie di questo nostro tempo dominato dal potere dei media.

25. Gli accenti non debbono essere nè scorretti nè inutili, perchè chi lo fà sbaglia.

26. Non si apostrofa un'articolo indeterminativo prima del sostantivo maschile.

27. Non essere enfatico! Sii parco con gli esclamativi!

28. Neppure i peggiori fans dei barbarismi pluralizzano i termini stranieri.

29. Scrivi in modo esatto i nomi stranieri, come Beaudelaire, Roosewelt, Niezsche, e simili.

30. Nomina direttamente autori e personaggi di cui parli, senza perifrasi. Così faceva il maggior scrittore lombardo del XIX secolo, l’autore del 5 maggio.

31. All’inizio del discorso usa la captatio benevolentiae, per ingraziarti il lettore (ma forse siete così stupidi da non capire neppure quello che vi sto dicendo).

32. Cura puntiliosamente l’ortograffia.

33. Inutile dirti quanto sono stucchevoli le preterizioni.

34. Non andare troppo sovente a capo.
Almeno, non quando non serve.

35. Non usare mai il plurale majestatis. Siamo convinti che faccia una pessima impressione.

36. Non confondere la causa con l’effetto: saresti in errore e dunque avresti sbagliato.

37. Non costruire frasi in cui la conclusione non segua logicamente dalle premesse: se tutti facessero così, allora le premesse conseguirebbero dalle conclusioni.

38. Non indulgere ad arcaismi, apax legomena o altri lessemi inusitati, nonché deep structures rizomatiche che, per quanto ti appaiano come altrettante epifanie della differanza grammatologica e inviti alla deriva decostruttiva – ma peggio ancora sarebbe se risultassero eccepibili allo scrutinio di chi legga con acribia ecdotica – eccedano comunque le competente cognitive del destinatario.

39. Non devi essere prolisso, ma neppure devi dire meno di quello che.

40. Una frase compiuta deve avere.

(U. Eco, La bustina di Minerva, Bompiani, 2000)

mercoledì 18 novembre 2009

Fine anche della prima revisione

La prima revisione della Fenice è terminata, e non so valutare ancora con quali risultati. Sta diventando un tour de force troppo stressante e non sono in grado di reggere una seconda revisione senza prima disintossicarmi dal mio stesso modo di scrivere.
Quindi, nonostante i buoni propositi, niente partecipazione al Battello a Vapore, sob. E poi diciamocelo: non è un libro adatto a un premio letterario. Ci sono tre sottotrame che non sono riuscito a chiudere e che per farlo necessitano di troppo spazio (due altri volumi, eh sì, sono di quelli a cui piace scrivere saghe). Poi non è un libro studiato per partecipare a un concorso. Sono dell'idea che quei libri debbano avere una sorta di ruffiana condiscendenza, tematiche sociali nella storyline principale o almeno in una delle secondarie (be' io ci ho infilato una famiglia clandestina ma non basta), e come ho detto precedentemente, non deve essere il primo libro di una saga in X volumi in cui nell'ultimo volume il bene si scontra col male e si viene a scoprire che il male non è così male, e il bene non è così benevolo, ecc.ecc.
Quindi, pur ritenendo questo premio molto importante (forse il più importante del genere), passo questa edizione e mi preparo alla prossima.

Dicevo, la prima revisione non è andata esattamente come volevo per vari motivi: fretta, poca concentrazione, e anche poche energie mentali. Eppure qualcosa di buono c'è. Innanzitutto pensavo che quelle 51.000 parole fossero insufficienti. Invece non ho dovuto aggiungere granché, a parte quelle descrizioni che tendo ad abbozzare nella prima stesura e che poi sostituisco con descrizioni migliori. Altre parti sono da sistemare meglio e lo farò con calma entro Natale.

Aggiornamento.
Ok, come non detto. Mi sono ritrovato il manoscritto sulla pennetta e ho iniziato a rileggerlo. Non male. Meglio del precedente senz'altro, e soprattutto più corto! Ho revisionato un paio di capitoli sul lavoro. Revisionare il proprio manoscritto al lavoro ti dà la straniante sensazione di venir pagato per scrivere, quando invece dovresti fare altro.
Quindi me la prenderò comoda sì, ma un capitolo al giorno lo voglio rileggere e in un mese quindi (28 giorni per l'esattezza), dovrei avere il manoscritto definitivo da affibbiare al mio primo lettore che mi urlerà contro ogni volta che trova un errore (è un editor mancato, glielo dico sempre).
Quindi ricapitolando: entro metà dicembre avrò finito la seconda revisione. Poi lascerò il manoscritto in altre mani e a quel punto spariranno anche virgole messe a caso e tempi discordanti. Nel frattempo riscriverò la lettera di presentazione e la sinossi, aggiungendo la nuova sottotrama e allegando l'esplicita richiesta del manoscritto completo, sempre che non si siano sbagliati. A questo ho deciso di aggiungere anche le sinossi del volume 2 e 3 (ma quelli parleranno di altri animali leggendari).
A gennaio il manoscritto partirà verso la Grande Casa Editrice che me lo ha richiesto. E a quel punto attenderò la risposta e tornerò a dedicarmi ai racconti e ai concorsi.

martedì 17 novembre 2009

Segnalazioni varie

E' finalmente uscito il Lexicon, l'enciclopedia dedicata al mondo di Harry Potter scritta da Steve Vander Ark. Il libro, edito dalla Piemme, è disponibile da oggi in libreria al prezzo di 20 euro.
http://www.marinalenti.com/index.php?option=com_idoblog&task=viewpost&id=207&Itemid=62







Su La repubblica, in collaborazione con la scuola Holden, è online un corso di scrittura in dieci lezioni, consultabile gratuitamente al seguente indirizzo:

http://temi.repubblica.it/ilmiolibro-holden/corsi-on-line/


Sempre su La Repubblica è possibile scaricare un inserto culturale gratuito in formato PDF, R2Cult. In questo numero, tra le altre cose, c'è un interessante articolo di Umberto Eco, anticipazioni dei libri in uscita, segnalazioni e classifiche.

http://download.repubblica.it/r2/07112009.pdf


Sul Corriere della Sera (quello cartaceo) ogni domenica ci sarà un inserto di dieci pagine dedicate alla cultura.

http://www.corriere.it/cronache/09_novembre_07/tempi-liberi-cultura-lancio_8128eff0-cb7e-11de-8d35-00144f02aabc.shtml


domenica 15 novembre 2009

Che tipo di crisi è?

Il rapporto dell'AIE (Associazione Italiana Editori) del 2008 prende in considerazione il mercato librario dell'anno precedente. Allora non si parlava di crisi ma qualche accenno di flessione c'era, anche se ovviamente se ne guardavano bene dal dircelo.
La flessione del numero di lettori è dell'1% mentre il mercato dei libri è salito del 0,9%. Questo significa che c'è meno gente che legge ma quella gente legge di più. Credo.
In realtà soltanto 3,2 milioni di persone leggono almeno un libro al mese e sono soprattutto donne.


Ciò che invece mi spaventa è l'incredibile numero di case editrici: sono state censite 2901 (1) case editrici per un totale di circa 38.000 addetti ai lavori. Mi spaventa ma non mi stupisce. E' più facile aprire una casa editrice piuttosto che pubblicare un libro, quindi invece di pagare un editore per farlo conviene andare dal notaio, commercialista, tribunale eccetera e aprirne una propria (magari in società con un amico). Quello degli editori è un mercato variegato che comprende istituti culturali e case editrici a pagamento. Quest'ultime gonfiano i numeri riguardanti la presenza sul mercato e sul numero di libri pubblicati.

Mi sembra di aver già parlato di questi dati. Il fatto è che leggerli mi dà da pensare.
Vorrei chiedervi se secondo voi questa flessione dei lettori sia un questione economica o culturale.
Non si legge per voglia o non si legge perché non si hanno i soldi per comprare libri? Il fatto che i bambini e i ragazzi leggano di più deve farci sperare o è soltanto una vana speranza?  (2)
Perché le persone si iscrivono alle biblioteche soltanto per prendere DVD e chattare?
Perché nascono tante case editrici se poi il mercato non è così florido? Qui mi viene da pensare che sia soltanto una bolla di sapone (questo spiega la foto allegata). Attenti quindi: aprire un'attività è facile, rimanere sul mercato no. E c'è il rischio che accada ciò che è accaduto nell'informatica qualche anno fa quando improvvisamente si sono dati tutti al web design e hanno saturato il mercato. Poi alla fine sono sopravvissuti in pochi, e neanche i migliori.


(1) in un vecchio post ho scritto che nel 2008 il numero degli editori era di circa 8.000. Si passerebbe quindi dai 2900 del 2007 agli 8.000 del 2008, un crescita di circa il 275%. Possibile? Non credo. Comunque le fonti dei dati erano differenti e tendo a fidarmi maggiormente dell'AIE.

(2) Questo spiegherebbe il motivo per cui il mercato "teens" è in crescita.

http://www.aie.it/

venerdì 13 novembre 2009

Settima rassegna della microeditoria di Chiari

Si apre oggi e durerà fino a domenica 15 novembre, la settima edizione della Rassegna della microeditoria di Chiari (in provincia di Brescia), quest'anno dedicata alla memoria di Alda Merini, la poetessa recentemente scomparsa.

Dal sito ufficiale:
L'associazione culturale "L'Impronta" e il Comune di Chiari, con il patrocinio del Consiglio Regionale della Lombardia, della Provincia di Brescia e dell'Universita' Cattolica di Milano, in collaborazione con il Parlamento Europeo, il Sistema Bibliotecario Sud Ovest Bresciano, la Fondazione Cogeme Onlus e il Centro Giovanile 2000, hanno voluto promuovere questa rassegna per valorizzare la produzione della piccola editoria italiana e perche' il pubblico abbia l'opportunita' di conoscere questa realta' attraverso i volti dei suoi protagonisti.
:: INGRESSO LIBERO ::

Microeditoria

...questa parola identifica quel mondo vivace e stimolante di chi fa l'editore per passione, dedicando ad ogni edizione impegno e tempo senza misura.

Editori micro, ovvero piccoli, per l'entita' della loro produzione, ma grandi per la qualita' dei loro prodotti e per l'entusiasmo del loro lavoro.

http://www.rassegnamicroeditoria.it/