mercoledì 14 luglio 2010

I libri non si vendono neanche se fossero gratis

Ormai mi sto facendo l'idea che i libri non li vuole più nessuno, neanche a basso costo, neanche con il 50% di sconto, l'80% addirittura.
Ma neanche gratis.

A Roma sta per chiudere la libreria Remainders in cui era possibile trovare libri rari a prezzi stracciati. Nei mercatini le bancarelle dei libri sono praticamente sparite. Anche in quei mercatini (chissà per quale motivo) era ed è possibile trovare libri a basso costo: addirittura usciti pochi mesi prima a tre o cinque euro.
Allo stesso tempo aumentano i kebabbari (al posto di Remainders ci sarà appunto un ristorante a base di kebab). Aumentano inoltre i rivenditori di inutili cianfrusaglie e chincaglierie e sempre nei mercatini ogni tre bancarelle potete trovare quei (mi spiace dirlo) venditori peruviani di dischi kitsch formati da famose canzoni suonate con il flauto (compreso the sound of silence che ho cominciato a odiare). Quasi peggio della finte statue di legno africane.

Perché succede questo? Nessuno legge libri neanche se costano poco? Qualcuno sta cercando di affossare questo mercato di libri usati o vecchi perché appunto per certi versi questo non è un vero mercato? Le persone preferiscono comprare libri di moda appena usciti che costano parecchio (anche sopra i venti euro) piuttosto che un classico a due euro?

lunedì 12 luglio 2010

Beniamino

Sempre scritto da Elfi Nikssen e illustrato da Eline van Lindenhuizen come Laura che ho precedentemente segnalato, Beniamino è un ottimo libricino che aiuta ad affrontare la questione del lutto. Una perdita in famiglia, per un bambino, può essere un'esperienza “strana” nei migliori dei casi, o traumatica se i genitori caricano sul figlio il peso di un'elaborazione del lutto problematica.


A Jacopo muore un fratellino, Beniamino appunto, e avverte il malumore dei genitori anche se non riesce a capirlo fino in fondo. Jacopo viene però aiutato da altre figure educative: i nonni, la zia e soprattutto la maestra (e se in Italia la maestra non venisse considerata soltanto un'impiegata probabilmente riuscirebbe a recuperare questo ruolo e sostenere l'istituzione sociale primaria, la famiglia, lì dove questa è in difficoltà). Jacopo riesce quindi a superare il periodo del lutto con serenità fino all'arrivo di una sorellina.

È un libro scritto con delicatezza e illustrato magnificamente. Utile anche agli adulti per comprendere il punto di vista dei loro piccoli.

Beniamino
28pp. Ill. rilegato
testo: Elfi Njikseen
illustrazioni: Eline van Lindenhuizen
Clavis editore

venerdì 9 luglio 2010

Due anni, un mese, una settimana e una manciata di ore

Ho aperto questo blog due anni fa e devo ammettere che pensavo fosse uno soltanto. Quindi mi stavo già scaldando le mani: che bello, ho un post da scrivere, un bel riempitivo che mi permetterà di grattarmi le ascelle e andare al mare.
Invece non è così. Sono passati più di due anni: due anni, un mese e una settimana. Forse anche qualche ora in più.
Cosa è successo in tutto questo tempo?
Nulla.
Ed è giusto che sia così. La fretta è cattiva consigliera.
Dico e ribadisco che questo blog è nato per mettere online i miei racconti. Inizialmente avrei voluto postare soltanto quelli ed evitare di riempire il blog di cavolate. In questo modo, pensavo, ero sicuro che chi veniva a trovare la Fenice di carta avrebbe letto i miei racconti.
Poi ho capito che non sono così veloce a scrivere. Pensate, sono alle prese con un racconto da febbraio, un racconto nerd dal titolo provvisorio: "Questa è la cronaca dell'ultima apparizione pubblica di Don Zauker prima dell'orrendo fatto ad egli accaduto". Quattro mesi per scrivere circa 12.000 battute. Non confondete: battute, non parole.
Insomma, se scrivo un racconto ogni tre mesi c'è la possibilità di non avere neanche un visitatore. Così è stato infatti. Tre visitatori, quattro, esclusi i parenti ovviamente. Allora ho deciso di dar fuoco alla fenice di carta, darle vita quindi, ed è diventato un blog che parla della cosa meno popolare al mondo dopo l'apparato digerente: i libri.
Ad aggravare il fatto c'è la questione che molti dei libri che compro sono per ragazzi, se non per bambini. Non fantasy o urban fantasy, di quel genere ammetto che leggo poco, quanto piuttosto libri per bambini, di quelli contrassegnati come "dai 7 ai 9 anni", oppure "dagli 11 in su" o addirittura "da 3 anni in su".
Se parlassi soltanto di questo probabilmente non mi seguirebbe nessuno, oppure aumenterei gli accessi. Chissà. E' chiaro però che qualcuno viene a leggere ciò che scrivo ed è per questo motivo che ogni tanto cerco di scrivere cose intelligenti tipo: il quadrato costruito sull'ipotenusa è uguale alla somma dei quadrati costruiti sui cateti (altra citazione).
Poi, ogni tanto, ho scritto anche quelle che fino ad oggi chiamavo recensioni ma che recensioni non sono.
Cosa sono? Non lo so proprio.
Ho  deciso di cambiare il tag a tutte le "recensioni" modificandolo in "lo scaffale", e ho deciso di cambiare anche la voce del menù relativa.
In fondo io non voglio recensire un bel niente e non ho voglia neanche di dire: "Non comprate questo libro", oppure "compratelo subito!". Questo blog non è IBS o BOL.IT o Libreria Universitaria e io non sono un recensore. Sono un tizio che ama leggere e ama parlare di ciò che legge. Quando ho qualcosa da dire su un libro la dico. Se non ho niente da dire, sia se il libro mi è piaciuto sia che non mi è piaciuto, taccio.
Di ogni libro prendo lo spunto che mi ha indotto ad aprire il word processor e lo sviluppo. Ovviamente lo faccio utilizzando ciò che so o che credo di sapere (ulteriore citazione, vediamo chi la capisce) e cercando di dire qualcosa che in rete non c'è. Qualcosa di originale.
Mi sono quindi rifiutato di continuare a chiamare recensione ciò che scrivo, ma molti dei blog e dei portali che parlano di libri dovrebbero fare la stessa cosa: confondono infatti la recensione con il comunicato stampa.
I comunicati stampa qui vengono chiamate "segnalazioni".

Per il resto sapete tutto. Sapete che per adesso non ho nessuna novità in campo editoriale da rivelarvi (ve la dirò se e quando) e non ho altre cose da mettere online.

mercoledì 7 luglio 2010

L'ultima stagione, parte 5 di 5

Divergenza

– Non era più lui – disse alla signora Orlando – non era più l’uomo che conobbi un anno fa in un pub di trastevere. Sorridente, socievole e in pace con la vita.
Era la prima volta che Laura raccontava quella storia. Sospirò e decise di togliersi il peso dallo stomaco finalmente, dopo tre mesi in cui era rimasto dentro di sé come il cancro che si era portato via il marito della signora Orlando. Sfiorò con il dorso di un indice l'occhio sinistro, dove una ferita pulsava dal dolore.
– Riccardo poi non lo voglio neanche sentire nominare – disse a un certo punto – Dopo quello che mi ha fatto e quello che diceva di me, non voglio sentire più il suo nome. Sono stata ingenua a pensare che avrebbe lasciato sua moglie.
Tornò a pendere il cucchiaio, pescando un po' di zucchero da una ciotola bianca ricamata con fiori azzurri. Rovesciò lo zuccherò nel caffè, ripose il cucchiaio accanto alla tazzina e prese a fissare il filo di fumo che saliva. Aspettava che si freddasse un po', ancora un po' prima di berlo. La signora Orlando, o sarebbe meglio dire la vedova Orlando, la guardava pazientemente.
– Ti piace questo appartamento? – le chiese guardandosi attorno.
– Molto – rispose Laura – Non è grande come la casa di campagna, ma è molto funzionale.
– Certo, non mi serve tanto spazio. Mi spiace soltanto di non poter più coltivare, o imparare a farlo.
Ci fu una pausa in cui la signora Orlando storse le labbra raggrinzite e guardò verso il tovagliolo ben sistemato sulla destra della tazzina del caffè. Scosse la testa e tenne a forza gli occhi serrati.
– In realtà comincio a sentire la mancanza di mio marito – sospirò poi.
– Mi piacerebbe poter dire la stessa cosa – disse Laura accennando un sorriso. Soltanto dopo si rese conto che suo marito era vivo, non era stato rosicchiato ai polmoni dal cancro, non aveva dovuto chiamare un'agenzia di pompe funebri, decidere in quale bara seppellirlo, telefonare ai parenti e ricevere da loro le più sentite condoglianze. Le era stato sufficiente dire che se voleva poteva andarsene e che non lo sopportava più.
– Scusami non volevo...
– Certo che non volevi, non ti preoccupare. Sai, avrei preferito vendere a lui la casa
Laura scosse la testa con decisione.
– Marco era diventato paranoico. Continuava a dire che suo padre lo perseguitava, che tutte le cose strane che gli succedevano erano dovute a lui. Credo che quella storia di suo marito che le parla dall'aldilà, dell'empatia e quelle cose lì, l'abbia scosso profondamente, lo sa?
Laura prese la tazzina di caffè e lo bevve tutto in una volta. Freddo e poco zuccherato, era rimasto di fronte a lei per più di mezz'ora.
– Prima di andarsene si è collegato alla sua Adsl ma c’era un guasto sulla linea ed era molto lenta. Se la prendeva con il padre che lo tormentava. Quando il problema fu risolto tornò a essere l’uomo di sempre, gentile e affettuoso. E’ stupido pensarlo, ma sembrava che il suo umore dipendesse dalla velocità della linea, e se era lenta, Dio ce ne scampi! Bestemmiava, urlava, rompeva tutto quello che trovava sotto mano… una volta mi ha picchiato anche. Pensavo che fosse il mio destino essere picchiata, pensavo di meritarmelo in fondo. Un giorno, un anno fa, mi prende e mi dice: “Senti, io devo lavorare, non posso continuare così. Torno a Roma, lì ho la fibra ottica, tu fai come cazzo ti pare”. Non l’ho più sentito.
La signora Orlando si alzò con la tazzina del caffè in mano che tremava, una mano poggiata sul tavolo, e la schiena sempre più curva.
– Lascia, faccio io – disse Laura poggiandole una mano sulla spalla. La signora Orlando tornò a sedersi. Sorrise. Lei prese le tazzine e le sistemò nella lavastoviglie. Sospirò, affaticata, tenendo una mano all'altezza dei fianchi. Chiuse la lavastoviglie.
– Quando partirai? – le chiese la signora Orlando con aria serena.
– Presto, sabato mattina. Sono venuta a salutarti per questo motivo. Venerdì scade il contratto e ovviamente Riccardo ha fatto in modo che non mi fosse rinnovato.
Laura si voltò di lato. Osservò allo specchio quel corpo che negli ultimi anni aveva odiato e che adesso doveva imparare ad amare di nuovo. Poi accarezzò l'ombelico sotto la maglietta.
Qualche minuto dopo si congedò dalla signora Orlando. Era stanca e voleva mettersi a letto subito dopo cena. La signora Orlando la abbracciò come avrebbe abbracciato una figlia. Laura le disse che le avrebbe fatto avere sue notizie. Nonostante la promessa di tornare presto a trovarla, non lo fece mai.

Laura spense l'iPod quando arrivò al termine di “Parole parole”. La voce calda di Alberto Lupo le ricordava quella di suo padre. La voce di sua madre invece era tutt'altra cosa, almeno così le sembrava di ricordare. Non aveva la stessa ferma consapevolezza di essere ingannata. A differenza di Mina non si rese mai conto che essere tradita e picchiata non faceva parte della normale vita di coppia.
Un auricolare scivolò via dall'orecchio cadendo sul cuscino. Un attimo dopo, al suo posto, sentì la punta calda e umida della lingua di Riccardo.
– Smettila – disse infastidita.
– Dammi il tempo di ricaricare e sono tuo – rispose lui. Le accarezzò la testa, poi scese sul seno e si fermò poco più giù.
– Hai messo su un po’ di pancetta, eh! – disse stiracchiandosi nel letto. Laura si voltò e lo guardò fisso negli occhi un'ultima volta.
– Sono incinta – disse con un tono di voce freddo.

lunedì 5 luglio 2010

La straordinaria invenzione di Hugo Cabret

Parlo di questo libro con due anni di ritardo, o forse più, quindi non mi dilungherò molto: chi vuole leggere recensioni approfondite lo può fare in uno dei tanti portali fantasy e/o per ragazzi del web. Mi limito a ribadire che la particolarità de La straordinaria invenzione di Hugo Cabret sta nella perfetta unione di parole e illustrazioni, dove le parole sono a corredo, non viceversa. Più che un romanzo lo ritengo una lunga dichiarazione d'amore al cinema delle origini che vedeva tra i protagonisti George Méliès il cui film Le voyage dans la Lune (Viaggio nella Luna) è diventato rappresentativo di un'epoca.
Appassionato di illusionismo, Méliès non ha fatto altro che trasporre questa "magia" nel cinema sperimentando tecniche narrative e notevoli, per l'epoca, effetti speciali. Chiunque ha nella mente l'immagine della luna con un missile infilato in un occhio.
Il libro di Brian Selzick non mi ha affascinato tanto per la trama, semplice, lineare, senza particolari colpi di scena, ma sicuramente per le belle illustrazioni dal taglio cinematografico (zoom vorticosi,carrellate e primissimi piani) molte volte sacrificate nel formato con cui sono state proposte: avrei preferito un formato più grande per valorizzare proprio queste illustrazioni e un'edizione in due volumi, così come è diviso il romanzo.
Il libro è inoltre arricchito da immagini tratte proprio da quei film a cui l'autore ha voluto rendere omaggio che lo rendono quindi una sorta di narrazione multimediale.
La cosa straordinaria non è tanto l'invenzione del giovane Hugo Cabret, un orfanello che vive nella stazione dei treni della Parigi degli anni '30 e che si occupa della riparazione degli orologi, quanto appunto la vita del cineasta George Méliès. Questa infatti non ha avuto bisogno di particolari invenzioni narrative per diventare "fiabesca" e per chi come me non ne sapeva nulla è stata una bella scoperta. Di questo libro probabilmente si tornerà a parlare nel 2011 quando uscirà la versione cinematografica diretta da Martin Scorsese. In 3D purtroppo.

La straordinaria invenzione di Hugo Cabret
di Brian Selznick
Ed. Mondadori

sabato 3 luglio 2010

La strega del giovedì sera

La questione dello Strega ormai la conoscono tutti: tutti ne parlano male e tutti quindi lo pubblicizzano. E' marketing anche questo.
Le polemiche dove sono finite? Per tre anni il gruppo Mondadori vince lo strega e tutti si arrabbiano: parlano di complotti, voti comprati, favori, roba all'italiana insomma. Quest'anno quindi avrebbe dovuto essere l'anno dell'alternanza: finalmente non avrebbe vinto un libro del gruppo Mondadori ma un libro della Rizzoli, e la candidata ideale per la Rizzoli è stata Silvia Avallone con Acciaio. Giovane, esordiente, sveglia, telegenica e con una buona parlantina. Tutte qualità necessarie allo scrittore moderno. La polemica si è quindi spostata sulla qualità dei vincitori e non sul gruppo editoriale. La Avallone, secondo molti e non a torto, stava calcando le orme lasciate da Paolo Giordano, anch'egli giovane e belloccio scrittore che con La solitudine dei numeri primi ha sbancato sia allo Strega sia nelle classifiche di vendita. Quindi in questi mesi tutti si sono chiesti: ma questo Acciaio è davvero così bello da dover (poter) vincere lo Strega e quindi rimanere alla storia della letteratura italiana insieme a Natalia Ginzurg, Elsa Morante e Lalla Romano (tra le altre)? La mia personalissima risposta è no. Ma ho letto soltanto qualche decina di pagine quindi è un commento parziale.
Il mio parere è che un certo tipo di marketing si può applicare una volta sola, la seconda volta ti sgamano. Quindi la Avallone, da regina del gossip, della letteratura e delle vendite, è diventata la vittima sacrificale di un sistema che inizialmente ti ha fatto credere che l'assassino era la ragazza della porta accanto e poi tadaaa in realtà era il coinquilino fasciocomunista.
Allo Strega mancava l'elemento sorpresa e questo c'è stato puntualmente. E forse stavolta ha veramente vinto il libro migliore.
Bisogna soltanto sperare che la Avallone e Giordano non abbiano fretta di entrare nelle antologie, perché se non ci sono arrivati con il primo libro lo potranno fare con il secondo, o il decimo, o l'ultimo.

venerdì 2 luglio 2010

In lettura e futuri aggiornamenti, atto secondo

I periodi di intesa lettura si alternano con periodi impegnativi sotto altri aspetti. Questo è un periodo in cui non ho molto tempo per leggere e neanche un secondo per scrivere (eppure lo vorrei).
Per questo motivo la pila sul mio comodino adesso è ridotta a... dodici libri.
Non ve li elenco tutti: ci sono manuali di letteratura per l'infanzia (quello di Boero e De Luca, ed. Laterza che ormai è fisso sul comodino per le letture e riletture), ci sono libri per la prima infanzia, parecchi e a tema, lo scoprirete quando ne palerò su questo blog; c'è inoltre l'inossidabile Wuthering Heigts che, me tapino, non ho ancora terminato. Però ho cambiato edizione: sono passato dall'edizione uscita su Repubblica che è tradotta bene ma ha i caratteri troppo piccoli, a quella Einaudi tradotta da Antonio Meo (ma ammetto che preferisco la traduzione di Paola Brusasco) e con un'introduzione di Virginia Woolf. Almeno l'edizione Einaudi ha i caratteri più grandi e non mi stancano gli occhi, ti pare poco caro lettore?
Ci sono altri libri per ragazzi in lettura tra cui Il figlio del cimitero di Neil Gaiman, fresco vincitore del Carnagie medal, un libro di Moony Witcher, uno di Beatrice Masini e un altro di PD Baccalario.
Dulcis (?) in fundo ho iniziato anche Acciaio di Silvia Avallone.
Questo post è stato scritto alle 19:00 del 1 luglio 2010 e proprio stasera la Avallone, con molta probabilità, vincerà lo Strega.
In realtà quando questo post andrà online Silvia Avallone avrà già vinto dato che verrà programmato per le 9:00 del 2 luglio. Quindi dato che tutti ne parleranno e tutti andranno a cercare le sue foto su internet (è giovane, non si sa mai pensano i più (e a questi più però consiglio di cercare casomai un'altra scrittrice: Giorgia Wurth, scrittrice della Fazi Editore e bella presenza)) continuerò a scrivere Silvia Avallone in modo da aumentare gli accessi.
Alla prossima.