venerdì 30 gennaio 2009

Il print on demand, fenomeno non solo italiano

A quanto pare l'Italia non è il solo paese in cui il print on demand è diffuso.
Un articolo del Corriere della Sera mette in evidenza come, anche nel mercato degli Stati Uniti, abbia raggiunto dei fatturati stratosferici e sia in continua crescita.

Laura Cuppini riporta l'esempio di Lisa Genova che spendendo 450 dollari ha pubblicato il suo libro, "Still Alice", presso una print on demand dopo essere stata rifiutata da molte case editrici non a pagamento. Adesso questo libro è stato scoperto da uno scrittore e ha un contratto importante.

Fortunatamente l'articolo non elogia questo tipo di mercato e termina dicendo che molte di queste pubblicazioni vendono una sola copia. Lisa Genova è una mosca bianca, questo mi pare fuori da ogni dubbio.

Il print on demand nasce da una chiara esigenza di mercato: soddisfare chi non potendo pubblicare il proprio manoscritto, decide di pagare per farlo. In realtà, però, è questo manoscritto a non avere mercato, perché quasi nessuno di noi possiede strumenti di marketing così potenti da risultare sufficienti per vendere qualche copia in più che non siano quelle per parenti e amici.

Se proprio dovete farlo, rivolgetevi a Lulu.com. Poi quelle copie rivendetele o regalatele; oppure lasciate il vostro manoscritto lì e chi vuole lo ordina a proprie spese. In questo modo non andrete mai in perdita, ma neanche diventerete ricchi. Se avete l'ISBN sarebbe un'ottima cosa regalare una copia del libro alla vostra biblioteca comunale.

Articolo Corriere della Sera


4 commenti:

Gloutchov ha detto...

[quoto]Il print on demand (P.o.D.) nasce da una chiara esigenza di mercato: soddisfare chi non potendo pubblicare il proprio manoscritto, decide di pagare per farlo. In realtà, però, è questo manoscritto a non avere mercato, perché quasi nessuno di noi possiede strumenti di marketing così potenti da risultare sufficienti per vendere qualche copia in più che non siano quelle per parenti e amici.[quoto]

Il print on demand è nato per la pubblicazione di brochure e documenti ad uso scolastico con rilegatura professionale (vedi tesi e testi di ricerca universitaria... ma anche album con le foto di famiglia o... diari personali).

E' comunque errato dire che l'autore paghi per pubblicare in Pod. Il print on demand è completamente gratuito (tranne alcuni rari casi) visto che solitamente il guadagno di questi servizi proviene da un ricarico sul prezzo di copertina: che è la somma di: guadagno per l'autore, costo di stampa, guadagno della società di PoD.

Bisogna infatti distinguere il Print on Demand dalle
"Case Editrici che chiedono contributo" e/o a "Pagamento" (E.A.P.), dove l'autore deve difatti pagare per veder stampato il proprio libro. Queste ultime si dividono solitamente in editori che chiedono soldi per la realizzazione del libro e editori che chiedono l'acquisto di un elevato numero di copie del libro stesso. Ma non sono servizi di PoD.

E' a causa degli EAP che, gli aspiranti scrittori hanno cominciato a rivolgersi al PoD.

Mi pare ovvio che negli States abbia successo... visto che è nato proprio lì e, solo dopo si è diffuso in Europa e in Italia.

Lulu non è l'unico servizio di print on demand serio. Come, ad esempio, Blurb, etc etc... sono tanti e offrono servizi piuttosto variegati.
C'è concorrenza tra i vari servizi PoD e... credo che debbano essere valutati in toto per capire quale faccia al caso "nostro".

Il fatto poi che il PoD sia stato "preso" dagli scrittori esordienti come un modo di pubblicare scavalcando la severa selezione degli editori tradizionali... ha causato il boom di questi servizi ma, allo stesso tempo ha posto anche molti dubbi.
Sempre dal mondo americano/inglese arriva il nomignolo di Vanity Press... che in Italiano è stato tradotto nel più più banale "Autori a Proprie Spese" (A.P.S.).

Difatti... io stesso ho letto molti libri pubblicati con questo sistema e, lo ammetto, solo due o tre erano stati sottoposti ad un editing decente.

E' anche interessante che, vista la qualità di stampa di questi servizi, alcune piccole case editrici tradizionali sfruttino il Pod per le loro pubblicazioni anziché stampare pagando conti salatissimi alle tipografie tradizionali.

Ed è interessante come, altre piccole case editrici affianchino alle pubblicazioni tradizionali anche un servizio di Print on Demand... proprio per rispondere alle esigenze di chi non vuole diventare scrittore ma che, comunque, vuole raccogliere "le proprie cose" in modo elegante e professionale.

Insomma... è un mondo interessante e appena nato (nonostante io utilizzi questo servizio già dalla fine degl'anni 90). Ho letto su booksblog, qualche tempo fa, che in Inghilterra, una azienda di PoD ha messo delle "stampatrici" in alcune catene di librerie per... stampare in tempo reale gli ebook comprati nei negozi stessi.
Che sia il futuro?

Post interessante.
^_^

Mirco Corridori ha detto...

Che rispostona :D
In effetti leggendo l'articolo, il servizio utilizzato dalla scrittrice americana non è un print on demand, ma una casa editrice a pagamento. Infatti ha pagato 450 euro, in compenso (cosa che non tutti fanno), il libro ha avuto una microdistribuzione che le è stata sufficiente per farsi conoscere.
Se tutte queste Case ed. a pagamento fossero serie, uno scrittore potrebbe anche valutare la possibilità di tirare fuori soldi e sperare. Però a quanto leggo non è così: molte di queste prendono i soldi e mettono tutte in magazzino, o comunque distribuiscono poche cose. Non tutte per carità, però la maggior parte sicuramente.

Per il POD ho provato soltanto Lulu. Come personalizzazione e qualità mi sembra eccellente.

Andrea ha detto...

Ciao Mirco.

Per chi scrive l'intransigenza sull'argomento "editoria a pagamento" è una pistola puntata contro.

In un mondo perfetto, l'editoria a pagamento non dovrebbe esistere.
Ruolo di uno scrittore sono l'ingegno, il tempo e la necessaria formazione culturale.
Ruolo di un editore è investire sull'autore in termini di editing, pubblicazione e distribuzione.

Il compromesso personalmente ci può stare.
Soprattutto nel caso in cui uno scrittore abbia particolari esigenze di pubblicazione (materiali, tempi, diritti) rispetto alle soluzioni normalmente offerte.

Vendersi ad un autore come Casa Editrice, ma obbligarlo all'acquisto di un certo numero di copie, o a pagarne la pubblicazione e senza neppure curarne editing e distribuzione, è furbo e fuorviante. A maggior ragione quando ci si premura di incensarne preventivamente l'opera.
Sarebbe più coerente proporsi come semplice stampatore.
Perché ognuno si costruisce un'attivita in base alle sue possibilità. E non esiste alibi del tipo: "siamo una realtà molto piccola e pur credendo nel suo lavoro siamo dunque costretti a chiederle un contributo". Avere una casa editrice è un lavoro che ha a che fare con l'imprenditoria, con l'investire capitale (in questo caso su un autore) sperando di farlo fruttare nel tempo (in questo caso con la pubblicazione e i diritti).
E se io non ho soldi non mi invento imprenditore, quindi editore.

E qui veniamo al PoD.
Che trovo una soluzione onesta, per chi ritiene importante vedere stampato su carta il proprio lavoro, indipendentemente dal valore riconosciuto da terzi, e avere diritto ai propri 15 minuti di celebrità.

Mirco Corridori ha detto...

Secondo me sarebbe tutto più facile se si proibisse agli "stampatori" di chiamarsi editori, così sapremmo subito con chi si ha a che fare.
Come si potrebbe fare? Mah, forse tramite legge: un editore dovrebbe garantire un minimo di servizi per essere chiamato tale.
Anche a pagamento, perché no. Se mi dicessero: con 500 euro ti edito il libro e lo distribuisco in tutta Roma, penso che potrei prendere in considerazione la cosa. Ma deve essere sicuro che lo faccia e deve essere scritto nero su bianco sul contratto. Perché se poi così non fosse posso impugnare il contratto e rivalermi legalmente.