giovedì 3 marzo 2011

L'autoproduzione a volte rende

A quanto pare a qualcuno conviene autoprodursi. Mi riferisco a Stephen Leather, scrittore anglosassone che dopo vari rifiuti delle case editrici, ha deciso di vendere in proprio i suoi manoscritti tramite Amazon.co.uk.
A quanto pare lo scrittore riesce a vendere ben 2.000 copie al giorno del suo ultimo romanzo The basement grazie proprio ad Amazon e al Kindle, scavalcando numerosi best sellers tra cui Stieg Larsson.

“In un certo senso sono stato fortunato perché Hodder aveva appena respinto i miei tre romanzi giudicandoli lontani dal mio genere e troppo brevi per diventare convenzionali paperback. E’ stato allora che ho pensato all’e-book”.



Bella favola, eh? Però a quanto pare Stephen Leather prima pubblicava normalmente con la Hodder, quindi aveva già un suo gruppo di lettori. I miei dubbi sull'autoproduzione infatti non riguardano il prezzo, e forse neanche l'editing: è la visibilità. Uno scrittore già affermato può autoprodursi con profitto, mentre uno sconosciuto rimarrà sempre sconosciuto, anche se vende i suoi romanzi a 0,99 Euro. Il rapporto prezzo/vendita non è scontato.
La differenza in questo caso deriva dalla visibilità dello scrittore non tanto dalla bellezza del manoscritto. Conviene quindi diventare famosi prima, e poi autoprodursi. Tanto vale allora partecipare al Grande Fratello, o tentare altre forme di marketing che non hanno niente a che fare con la pura scrittura. Poi dovremmo anche sperare che i critici la smettano di snobbare chi si autoproduce e si decidano a leggere quei romanzi, ogni tanto, perché qualcuno di quei romanzi è interessante e merita attenzione (i talent scout per fortuna leggono eccome i blog). Altri romanzi no, ma c'è sempre il diritto alla critica. Personalmente sono disposto a comprare Ebook per poi dire se mi sono o non mi sono piaciuti. Se compro un racconto e questo è illeggibile, non mi farei nessuno scrupolo nel dire che non vale la pena spendere un euro per averlo. Lo stesso discorso forse non vale per i manoscritti gratuiti. A caval donato non si guarda in bocca, o sbaglio? Così se scarico un romanzo o un racconto e lo leggo (i racconti li finisco, i romanzi no perché non ho un lettore di Ebook), è difficile poi andare da quell'autore e dire: guarda che hai scritto una porcheria assurda. Non vale neanche il megabyte del file che occupa sull'hard disk. Quindi piuttosto preferisco pagare, acquisendo allo stesso tempo il diritto di critica.

http://www.storiacontinua.com/autori/self-publishing-le-strategie-vincenti-di-stephen-leather/

2 commenti:

Ariano Geta ha detto...

Avevo già letto le notizie sul caso di Leather, e confermo che però siamo di fronte a un fenomeno del mondo anglosassone, lontano anni luce dalla nostra provinciale italietta. Inoltre - come dici nel tuo post - parliamo di un autore che era già conosciuto, quindi avvantaggiato rispetto a uno sconosciuto.
Io ho messo i miei ebook su amazon "tanto per", almeno per il momento, e comunque non credo che si possa pensare a un mercato alternativo a quello ufficiale. L'unico che potrebbe riuscirci è (appunto) uno già famoso. Vediamo se anche qui in italietta qualcuno ci proverà.

Mirco ha detto...

hai fatto bene, ma non considerarlo "tanto per" perché è un'ottima scelta. Secondo me è meglio far pagare anche un solo euro perché chi scarica l'ebook deve essere convinto di volerlo fare. A mio parere sono meglio 10 download a pagamento che 1000 gratuiti.