venerdì 11 giugno 2010

Mare di Libri, Festival dei Ragazzi che Leggono

Il 18, 19 e 20 giugno si svolgerà la terza edizione di Mare di Libri, il primo festival letteratura dedicato agli adolescenti.




Tre giorni di incontri con gli autori italiani e stranieri più amati dai ragazzi, laboratori e spettacoli.

Mare di Libri è una manifestazione all'insegna del divertimento culturale, un luogo di appuntamento per tutti i ragazzi che amano i libri e la lettura e che hanno voglia di incontrare altri coetanei che condividono le loro passioni.
Tra le iniziative interessanti di questa associazione c'è Un libro in un sms. I giovani volontari vi propongono la lettura di un libro con un recensione non più lunga di un SMS.
http://www.maredilibri.it/index.php/un-libro-in-un-sms

Sito ufficiale:
http://www.maredilibri.it/

Video dell'edizione 2009.

mercoledì 9 giugno 2010

L'ultima stagione, parte 1 di 5

Questo racconto è la versione lunga di Connessione persa. Molte sequenze sono state rielaborate, altre aggiunte. Ve lo propongo diviso in cinque parti data la lunghezza (circa 10.000 parole). Quindi per i prossimi quattro mercoledì sapete quale blog evitare di leggere.

Dalla parte di Laura

Era sorridente e camminava con una sicurezza che non è facile da trovare negli uomini di oggi.
– Sto per trasferirmi, sai – fu la prima cosa che mi disse dopo essersi presentato al bancone del pub. – Sono stanco della città, dei clacson alle sei di mattina, delle liti condominiali. A Roma vanno tutti di fretta e nessuno ha voglia di rallentare, di guardarsi indietro per cercare di capire se la direzione presa è quella giusta. Nessuno ha voglia di rendersi conto di ciò che ha perso strada facendo. Vanno veloci e tirano dritto finché non arrivano a destinazione.
Bevve un sorso del suo Martini bianco, espressamente senza ghiaccio, e sospirò soddisfatto.
– Andrò a vivere in provincia, in una villetta che ho appena finito di restaurare. Mi è costato più il restauro che l’intero immobile.
Poi rise e rimasi abbagliata dalla perfetta lucentezza dei suoi denti. Neanche un difetto, pensavo tra me, con la mano sospesa a mezz’aria e i trentatré centilitri di birra che schiumavano nel boccale e io, che dopo il divorzio non avevo più avuto un uomo, schiumavo insieme a essa.
– E il lavoro? – chiesi, affondando le labbra nel boccale.
– Ho un'azienda che produce software – rispose lui – la maggior parte del lavoro consiste nello spedire email, organizzare videoconferenze con i miei dipendenti e cazziarli mandando faccine arrabbiate. Firmo i documenti, li scannerizzo e li spedisco tramite  server FTP. Telelavoro lo chiamano. Posso farlo ovunque.
– S... sembra interessante – balbettai sotto i baffi dipinti dalla schiuma della birra.
– E’ un lavoro come un altro. Con la differenza che ho molto tempo libero, posso organizzare i miei orari come voglio e avrò tempo da dedicare ai miei figli un giorno.
– Sei fidanzato quindi.
– No, non ho una ragazza – disse alzando le sopracciglia, poco più giù di un vistoso ciuffo che gli copriva metà fronte e che ogni tanto doveva scostare con una mano – Non hai chiesto se ero sposato, ma se ero fidanzato.
Alzai le spalle imbarazzata e tornai a bere la birra incrociando gli occhi sul fondo del boccale. Nel frattempo speravo che non finisse mai. Oh birra, salvami tu, ti prego! Se me ne esco con qualcosa di sbagliato se ne andrà, non mi chiederà il telefono, anzi peggio, mi chiederà soltanto il contatto di Messenger e si limiterà a mostrarsi nudo con la webcam. Sesso virtuale. C'ero già passata e mi ero ripromessa di non farlo più anche se, devo ammettere, ho sempre preferito mostrare una coscia pixelosa piuttosto che cellulitica.
Nonostante le mie preghiere la birra finì e quando allungai la mano verso la ciotola delle noccioline mi accorsi che anche quelle piccole maledette erano terminate  Non c'era più niente con cui tener occupata la bocca, a meno che non cominciassi a leccare il sale che le noccioline avevano lasciato sul fondo della ciotola.
– Ho tirato a indovinare – dissi. Non mi resi conto che lo sguardo era caduto ancora una volta sulla sua mano sinistra, vergine da ogni sorta di ammennicolo argenteo. Insomma, non aveva nessun anello al dito, né al naso, a quanto potevo capire.
Sorrise come neanche Tom Cruise sapeva fare e mostrò la mano affusolata che avevo notato non appena mi si era seduta vicino a lui. La girò due o tre volte di fronte a me, alla luce di una lampada da tavolo che dal bancone gettava una lama di luce lasciando il locale immerso in una soffusa penombra.
– Hai delle belle mani, si vede che non sei un contadinello – dissi per cambiare discorso.
– Mio padre lo era.
– Scusami – balbettai imbarazzata – non volevo... adesso cosa fa?
– E' impiegato, presso il cimitero.
– Interessante – aggiunsi.
– Fa il cadavere.
 Quando dissi con estrema serietà: “e poi dicono che non esiste più il posto fisso!” , Marco mi guardò e spalancò gli occhi, poi rise con slancio e il rimasuglio del Martini nel bicchiere zigrinato iniziò a ondeggiare come un Maelstrom. Il suo cuore e la mia testa si riempirono dell'eco di quella risata. Dovette lasciare  il bicchiere e accasciarsi sul bancone, sconfitto dalla mia ironia e dal mio innato istinto di sopravvivenza.
– Sei brillante – riuscì a dire una volta ripresosi dalla risata convulsa. Si stropicciò gli occhi, si accorse di aver finito il Martini e ne ordinò un altro. Del secondo Martini ne fece un sorso unico e tornò a guardarmi stupito come un bambino che ha di fronte a sé Babbo Natale.
– Sei simpatica, e anche molto bella – disse in un sussurro – Ci rivediamo, vero?
– Certo – risposi dopo non so quanto tempo.
– Cosa ti piace fare? Torno a Roma venerdì e ho il week end libero.
Feci spallucce poi dissi:
– Cinema, ristorante, c'è una mostra di Renoir da non perdere, oppure vieni direttamente a casa mia e mi sculacci come una scolaretta cattiva.
La coverband dei Radiohead coprì le ultime parole che dissi. Quando lo vidi fissarmi stupito cominciai a pensare che non fosse andata così.
– Senti, c'è un concerto di Biagio Antonacci sabato. Conosco alcuni del suo entourage, non sarà difficile entrare.
– Porc...! Sì, cioè, certo! Biagio è il mio cantante preferito da sempre, lo sapevi?
– No, come avrei potuto – si grattò il naso. Io istintivamente, e senza rendermene conto, lo imitai.
– Pensi che riuscirai a procurarmi un autografo?
– Potrai avere molto di più.
Iniziai a immaginare loro due che mi sculacciavano contemporaneamente. Di spazio ce n'era per entrambi.
–  Se riesco a beccarlo prima del concerto ceneremo con lui.
– Oh – sussurrai.
Pensai per la prima di aver trovato l'uomo per me. E’ carino, con le spalle larghe e il sorriso sincero, alto abbastanza per una spilungona come me. E poi ha un bel lavoro, è simpatico e non ostenta le sue doti. Soprattutto: vuole dei figli, il motivo per cui ho deciso di divorziare da Samuele, il signor salto della quaglia, mister “preservativo-a-basso-costo”. Accidenti, quanto ho goduto quando l’ha trovato bucato.
Quella volta avevo deciso che era ora di fare qualcosa. Quindi aspettai che Samuele tornasse a casa poco dopo l'orario della cena, come accadeva sempre quando andava in palestra, stanco o fintamente stanco, che gettasse la borsa della palestra per terra appena entrato e si venisse a sdraiare sul divano con me. Io l'aspettavo in pigiama, al solito angolo del divano dove i cuscini creavano un piccolo nido e io mi ci rannicchiavo come un passerotto. Fingevo di fare zapping cercando qualcosa di divertente da vedere. Invece aspettavo lui. Quando entrò guardavo la TV rosicchiandomi le unghie già cortissime di suo e arrotolando, con l'altra mano, una ciocca di capelli. Avevo lasciato una ciotola di patatine vuota sul tavolino basso e qualche briciola del pane integrale che avevo mangiato come cena. Sbuffò e lasciò cadere la borsa della palestra per terra. Mi stiracchiai e mi misi a sedere. Quando si sedette vicino a me riconobbi l'odore del suo doccia schiuma preferito. Stavolta in palestra ci era andato sul serio.
– Ti sei divertito in palestra? – chiesi poco dopo.
– Non ci si diverte in palestra, si lavora – disse lui. Si impadronì del telecomando e cambiò molti canali prima di decidersi cosa vedere.
– Giusto. Hai ragione – risposi. Pensai al profilattico che avevo preparato e che era nel cassetto del mio comodino. La spilla da balia era tornata al suo posto nella cassettina dove riponevo aghi e bottoni. Valeva la pena rinunciare al finale del film, pensai.
– Il lavoro, dico, tutto bene? Quella storia del cliente che vuole denunciarvi?
– Tutto ok – rispose lui, rimanendo fisso sullo schermo.
 Mi avvicinai e  appoggiai la testa sulla sua spalla. Il muscolo in tensione mi fece venire qualche brivido. Accarezzai l'avambraccio e rimasi a fissare la stessa cosa che fissava lui. In quei minuti di silenzio la scena di un delitto era l'unica cosa che sembrava accomunarci.
– A te invece come è andata? – sussurrai.
– Come dici?
– Niente, volevo vedere come ci si sente ad avere un po' di attenzione.
– Ah!
– Penso che potrei licenziarmi, anche domani se riesco a buttare giù la lettera
A quel punto mi accorsi che aveva cambiato espressione. Un automatismo lo indusse a premere il tasto di pausa del telecomando e quando si rese conto che non era un DVD, sentii il muscolo dell'avambraccio tremare dalla rabbia. Il telecomando scivolò per tutto il tavolino e cadde in terra, sul tappeto, emettendo un rumore ovattato e innocuo. Sospirai sollevata.
– E poi che hai intenzione di fare?
– Cercare un altro lavoro – dissi a fatica.
– Pensi che ci sia la fila lì fuori? Che vogliano prendere una quarantenne che ha lasciato il suo vecchio lavoro perché aveva voglia di cambiare?
– Ho un buon curriculum.
– Dai retta a me – disse guardandomi finalmente negli occhi – faccio colloqui di lavoro da quindici anni. L'ultimo ila settimana scorso. Pensi che sia più produttiva una ventenne appena diplomata con la voglia di spaccare il mondo o una quarantenne in crisi che ha voglia di cambiare vita?
– Da qualche parte devo iniziare – dissi, o forse questo lo pensai soltanto. Pensai di dirgli inoltre che ero stanca di quella monotonia, della vita che conducevo, del fatto che lui non voleva avere figli e io sì. Che forse era banale dirlo, ma ero cresciuta in una famiglia numerosa e ritrovarmi in una casa con soltanto io, lui e l'agente Grissom, non era certamente quello che sognavo da bambina.
Nonostante tutto era un bell'uomo e io ne ero attratta. Qualche minuto dopo eravamo avvinghiati l'uno all'altro. Mi fermai e gli annusai i capelli che sapevano di sciampo alle mele verdi. Gli sorrisi ingenuamente.
– Vado a prendere il necessario – dissi. La sua risposta: “ Certo! Non mi piace avere insetti in casa” azzerò ogni mio impulso sessuale.
Mezz'ora dopo mi accorsi che aveva finito il suo compito e che era ora di provvedere all'igiene. Decisi di uscire dal salotto con una scusa: “vado a lavarmi”, dissi. Non sono brava a mentire, e lui, anche per il lavoro che fa, era dannatamente bravo a capire le persone e si accorgeva subito se parole, sguardo e movimenti del corpo confluivano verso una bugia detta male.
Si accorse della perdita del profilattico. Lo sentii imprecare e rovesciare oggetti dappertutto. Mi raggiunse in bagno. Aveva lo sguardo torvo di un uomo a cui avevano appena diagnosticato una brutta malattia.
– Si è rotto! Merda!
Quando uscì si era calmato. Era ancora completamente nudo e nell'oscurità del corridoio alcune gocce di sudore gli imperlavano i muscoli scolpiti dalle ore di palestra. Prese il telefono, passò una mano nervosa sui capelli e si girò verso di me.
– Qual è il numero del tuo ginecologo? – chiese. Risposi che non conoscevo a memoria il numero del mio ginecologo e che avrei dovuto cercarlo sull'agenda. Glielo dettai e quando finì di comporlo mi disse:
– Sai cosa devi fare, vero? Conosci la pillola del giorno dopo? Fisso un appuntamento con il tuo ginecologo e te la faccio prescrivere.
Annuii e distolsi lo sguardo facendo finta di essere attratta dai suoi polpacci torniti e dal suo sedere duro come quello di una statua di Apollo.
Ciononostante volevo rimanere incinta. Il mese seguente gli dissi che avevo cominciato a prendere la pillola, ma non era vero. Quando se ne accorse me ne diede parecchie e  dopo avermi picchiata decise di perdonarmi, per quella volta. Decise inoltre di provvedere lui stesso alla contraccezione: sarebbe andato in farmacia per farsi consigliare dei buoni profilattici, resistenti e non troppo cari. Non che ne gliene servano tanti di quei cosi, due alla settimana sono già troppi. Ho quarantuno anni e ho l’impressione che di tempo per avere figli me ne resti poco. Non voglio perderne ancora.
 Tornata a casa dal pub la prima cosa che feci fu cercare la canzone adatta per ricordare quella serata. Dopo aver spulciato uno ad uno i file del mio iPod, misi su “E’ l’uomo per me” di Mina e presi a saltellare per tutta la camera come una ragazzina innamorata. Sembravo Liv Tyler in “Io ballo da sola” soltanto con un po’ di cellulite sulle cosce e la pelle ruvida. Quella sera però, tutto ciò che pensavo fosse un difetto era diventato un pregio. Ero la zucca diventata carrozza.

lunedì 7 giugno 2010

La ladra di Cagliostro di Giulio Leoni

La ladra di Cagliostro è un libro per ragazzi in cui Giulio Leoni, già apprezzato scrittore di thriller storici (tra le altre cose) ha voluto principalmente rappresentare l'atmosfera della Venezia del diciottesimo secolo piuttosto che costringersi in una narrazione dove l'avventura, come capita sempre più spesso nei libri per ragazzi di oggi, è la parte predominante se non unica. Lo scrittore ha infatti arricchito questa narrazione con precise descrizioni dei luoghi, del vestiario e del modo di vivere di quel tempo evidenziando una notevole cura descrittiva del contesto.

I protagonisti di questa storia non hanno bisogno di molte presentazioni: sono il famoso Conte di Cagliostro, già Giuseppe Balsamo (identità che nel libro nega se non ricordo male), alchimista, massone e truffatore, e Serafina (Lorenza Feliciani), un'affascinante adolescente che in questo libro vive di espedienti per sfamare se stessa e un gruppo di bambini poveri, mentre nella realtà (Serafina come Cagliostro sono realmente esistiti (1)) era una giovane prostituta che il futuro conte e fondatore del culto del Gran Cofto conobbe in uno dei quartieri più malfamati di Palermo. L'intenzione di Leoni infatti non è quella di rimanere fedele ai personaggi storici, ma di ricostruirli e forse modernizzarli, immergendoli in una Venezia cupa e decadente dove la machiavellica mente del Conte architetta una truffa ai danni del Doge per impadronirsi di una pietra preziosa.
Serafina rimane affascinata da Cagliostro e dalla facilità con cui riesce a carpire la fiducia delle persone. Cagliostro infatti, senza neanche presentarsi apertamente come guaritore, non fa altro che somministrare dell'innocua panacea a chi gli chiede un miracolo convincendo poi il malcapitato di essere, se non guarito, almeno migliorato. Serafina decide quindi di diventare sua assistente e aiutarlo nella truffa, in un'escalation avventurosa che porta (segue spoiler) a una rocambolesca fuga dai Piombi allo stesso modo in cui fu narrata da Giacomo Casanova.
Il finale lascia intendere altre avventure che forse, chissà, in futuro potremmo leggere.

(1). Se siete interessati a conoscere la vera vita di Cagliostro vi consiglio due libri di Roberto Gervaso. Il primo è Il grande mago. Vita, morte e miracoli del conte di Cagliostro (ed. Rizzoli). Io ho una versione da edicola Fabbri con titolo Cagliostro (entrambi non disponibili). Il secondo ha come titolo La regina, l'alchimista e il cardinale (ed. Rubbettino) in cui Gervaso si sofferma sulla vicenda dello scandalo della collana, un fatto storicamente avvenuto nella corte di Luigi XVI che ha avuto come protagonisti Cagliostro (che nonostante per una volta fosse innocente finì nella Bastiglia e poi esiliato dalla Francia), Lorenza/Serafina (che per avere favori dalle guardie della Bastiglia ne fece altrettanti a loro) e il cardinale Rohan, amico di Cagliostro.

La ladra di Cagliostro
Giulio Leoni
Mondadori
Euro 17.00

domenica 6 giugno 2010

Prodigium: l'acropoli delle ombre

Sono trascorsi alcuni mesi dal ritorno dei Prodigium dall’isola di Eterium. Dafne ha coronato il suo sogno di diventare una star, Kaleb è costretto a nascondersi per la dura repressione degli Ordinatori, Ryan non riesce ad affrontare la complicata situazione familiare ed è fuggito di casa, Alyssa partecipa a combattimenti clandestini per denaro.

Intanto, nelle viscere dell’Acropoli delle Ombre Ravnakor sta tentando di risvegliare i Pilastri di Silicio con l’aiuto del Burattinaio e a Synapsis gli Ordinatori si riorganizzano sotto la guida di Von Zantor. Percepito il pericolo, la Magistra e i Tutori richiamano a Theorica i quattro Prodigium per impedire che si avveri la Profezia Dimenticata e che la follia di Ravnakor mieta vittime innocenti: nuovi scontri sono ormai imminenti, mentre Lady Naeel continua a tramare per perseguire i suoi scopi.
Nel secondo e ultimo capitolo della saga “Prodigium” saranno svelati tutti i misteri di Eterium, l’identità del Burattinaio, il vero legame dei quattro ragazzi e l’oscuro passato della Conclave in un intreccio di colpi di scena e doppi giochi.

Prodigium: l'acropoli delle ombre
Di Francesco Falconi
Editore: Asengard
Prezzo: 15,50 Euro
Note: E' il secondo libro di una serie. 

venerdì 4 giugno 2010

Bambini nel bosco, una chiave di lettura

Bambini nel bosco fa riferimento a una letteratura e a una cultura popolare adulta che Beatrice Masini ha voluto prendere in considerazione per esemplificare, a mio parere, la sopraffazione degli adulti nei confronti dei bambini. Quindi trovate citato innanzitutto Il signore delle mosche di William Golding. Scoprirete questo classico nella descrizione di quella microsocietà in cui i bambini protagonisti sono costretti a vivere e organizzarsi; lo trovate nella crudeltà dei loro gesti e nella sopraffazione che i ruoli, imposti da questa microsocietà, comportano. Poi trovate citato anche Il prigioniero, “non sono un numero...”, che probabilmente gli young adult faticheranno a cogliere nonostante il remake e lo status di “cult” di questo telefilm e che forse va spiegato proprio da un adulto affinché di queste sfumature non si perda nulla.
Nell'isola dove i bambini “sopravvivono”, come animali chiusi in un recinto, ci sono telecamere ovunque, e il primo nome che viene in mente in questo caso è George Orwell. L'idea è figlia di 1984 quindi, o nipote da parte de L'isola dei famosi che ne è una rappresentazione parodistica. È chiaro comunque che i bambini per la Masini sono vittime tre volte: vittime a livello fisico (vengono costretti a procacciarsi il cibo da soli e picchiarsi per averne), a livello mediatico (telecamere supertecnologiche che li seguono ovunque) e a livello culturale (non vengono educati, non hanno libri e non hanno quindi una cultura).
Per la Masini, che ha lasciato da parte la poeticità del Diario di una casa vuota, il libro e la cultura sono il grimaldello che porta all'emancipazione. Nel momento in cui i bambini trovano un libro e leggono le storie in esso contenuto, riscoprono il gusto dell'invenzione narrativa e l'importanza della fantasia. Riescono quindi a uscire da quel torpore mentale in cui erano costretti, quel “Nulla” che Ende rappresentava come la fine della fantasia stessa e che la Masini, con meno finezze poetiche e filosofiche, ha deciso di rappresentare invece con la durezza dell'invenzione fantascientifica e distopica.
Nel momento in cui i bambini si risvegliano diventano “Bambini nel bosco”, e seguendo una linea tipicamente fiabesca fuggono e si inoltrano in una foresta sconosciuta e pericolosa lasciando briciole di se stessi per fuggire dalla prigionia e dagli adulti oppressori.
Come va a finire lo scoprirete leggendo questo libro.

Bambini nel bosco
di Beatrice Masini
Fanucci Editore
Età di lettura: dai 12 anni
Prezzo: 14 euro.

mercoledì 2 giugno 2010

Peter Orlovsky

Si è spento domenica all'età di 76 anni, a causa di un tumore ai polmoni, il poeta della Beat Generation Peter Orlovsky.
In questo video Peter Orlovsky è in meditazione mentre il suo compagno e grande poeta Allen Ginsberg canta la ballata "Do the meditation rock".


martedì 1 giugno 2010

La Tribù dei lettori. Festa della lettura con i ragazzi

Domani, in otto piazze di Roma, prende il via La tribù dei lettori (dal 2 al 6 giugno). E' un progetto di comunicazione che non si accontenta di far leggere, ma vuole agire, durante un intero anno, sulla qualità e sulle modalità della lettura dei più piccoli, rivendicando per loro non solo il piacere e il divertimento che questa esperienza porta con sé, ma anche l’autentica necessità di farla.

Far rinascere l'amore tra i bambini e i libri: la prima edizione della Tribù dei lettori, una vera e propria "festa della lettura" che si svolgerà a Roma e provincia dal 2 al 6 giugno, si pone l'obiettivo di arginare la fuga dai libri dei piccoli piccoli lettori, sempre più presi da videogiochi e tv. Il progetto, nato da un' idea dell' associazione culturale PlayTownRoma, coinvolgerà editori italiani ed internazionali con incontri nelle scuole già a partire da gennaio. Poi, tra il 2 e il 6 giugno nelle piazze di Roma, la premiazione del miglior libro dell'anno, a sceglierlo sarà una giuria di bambini delle scuole elementari e medie.