Gianni Rodari torna a casa. E' proprio a Roma, al Palazzo delle Esposizioni, che si svolgerà la mostra La grammatica delle figure che ricorda il trentennale della morte del grande scrittore per bambini.
La mostra è curata dalla cooperativa culturale Gianni Stoppani e promossa dalla Bologna Children’s Book Fair , l'Istituto per i Beni Artistici Culturali e Naturali della Regione Emilia Romagna, in collaborazione con El, Einaudi Ragazzi, Emme Edizioni.
La mostra rimarrà aperta fino al 27 febbraio e contiene le tavole di 33 giovani, vincitori di un concorso internazionale selezionati tra oltre 800 partecipanti, e 10 maestri dell'illustrazione che hanno voluto tradurre in "figure" la fantasia del grande maestro.
http://zazienews.blogspot.com/2010/11/gianni-rodari-un-dialogo-ininterrotto.html
lunedì 15 novembre 2010
sabato 13 novembre 2010
L'intervista a Paola Barbato di CR7
Paola Barbato è una delle più apprezzate sceneggiatrici di fumetti in Italia. Il debutto nel mondo delle nuvole parlanti però è stato casuale: i suoi racconti furono respinti da tutte le case editrici e la prima ad interessarsi al suo lavoro fu proprio la Sergio Bonelli Editore, la casa editrice di Dylan Dog e Tex Willer. La Bonelli ovviamente non pubblica narrativa ma vide in lei, nella persona di Mauro Marcheselli, un'abile affabulatrice.
Il primo albo per Dylan Dog fu in realtà un "grouchino" dal titolo Il cavaliere di sventura. I "grouchini" sono quegli albi che una volta venivano allegati agli speciali e avevano come protagonista Groucho, l'assistente di Dylan Dog nonché sosia di Groucho Marx.
Inizialmente lo stile verboso della scrittrice sembrava poco adatto al fumetto, ma in poco tempo la Barbato è riuscita ad adattarsi e scrivere alcune tra le sceneggiature più belle di Dylan Dog come Sciarada (albo 191), Necropolis (albo 212) e Oltre quella porta (albo 228).
Nel frattempo la Barbato realizza il sogno di pubblicare libri. La prima versione di Bilico fu pubblicata online in versione ridotta. Anche qui valse l'intuito di un talent scout: stavolta si trattò di un editor della Rizzoli che lesse questo racconto e chiese a Paola Barbato di ampliarlo. Nel 2006 esce quindi il suo primo romanzo. Il successo di vendite, dovuto anche a un vasto seguito di fan dylaniati, la portò a pubblicare un secondo libro nel 2008, Mani nude, che vinse il premio Scerbanenco, e nel 2010 Il filo rosso. I tre romanzi sono pubblicati dalla Rizzoli.
Il più importante portale dedicato a Dylan Dog, ovvero Cravenroad7.it (sì, è opera mia quindi devo parlarne bene) ha realizzato un'intervista a Paola Barbato proprio sulla sua ultima fatica, Il filo rosso, in attesa di una trilogia, non fantasy in questo caso, che dovrebbe vedere la luce presto. Ovviamente ve la linko:
http://www.cravenroad7.it/news/2010/11/il-filo-rosso-%E2%80%93-intervista-a-paola-barbato/
Il primo albo per Dylan Dog fu in realtà un "grouchino" dal titolo Il cavaliere di sventura. I "grouchini" sono quegli albi che una volta venivano allegati agli speciali e avevano come protagonista Groucho, l'assistente di Dylan Dog nonché sosia di Groucho Marx.
Inizialmente lo stile verboso della scrittrice sembrava poco adatto al fumetto, ma in poco tempo la Barbato è riuscita ad adattarsi e scrivere alcune tra le sceneggiature più belle di Dylan Dog come Sciarada (albo 191), Necropolis (albo 212) e Oltre quella porta (albo 228).
Nel frattempo la Barbato realizza il sogno di pubblicare libri. La prima versione di Bilico fu pubblicata online in versione ridotta. Anche qui valse l'intuito di un talent scout: stavolta si trattò di un editor della Rizzoli che lesse questo racconto e chiese a Paola Barbato di ampliarlo. Nel 2006 esce quindi il suo primo romanzo. Il successo di vendite, dovuto anche a un vasto seguito di fan dylaniati, la portò a pubblicare un secondo libro nel 2008, Mani nude, che vinse il premio Scerbanenco, e nel 2010 Il filo rosso. I tre romanzi sono pubblicati dalla Rizzoli.
Il più importante portale dedicato a Dylan Dog, ovvero Cravenroad7.it (sì, è opera mia quindi devo parlarne bene) ha realizzato un'intervista a Paola Barbato proprio sulla sua ultima fatica, Il filo rosso, in attesa di una trilogia, non fantasy in questo caso, che dovrebbe vedere la luce presto. Ovviamente ve la linko:
http://www.cravenroad7.it/news/2010/11/il-filo-rosso-%E2%80%93-intervista-a-paola-barbato/
giovedì 11 novembre 2010
La D euforica
Arriva presto così sorridente
col suo fare un po' curioso
aD ogni riga è lì presente
e non vuole aver riposo
È la D, consonante euforica
quarta lettera dell'alfabeto
stanca di essere sempre pletorica
non rispetta alcun divieto
Come vede due vocali
che tra loro parlan vicino
si avvicina e se sono uguali
le separa per benino
Per sentirsi ancora utile
interviene quando non deve
lei non vuol sentirsi futile
come un gioco troppo breve
Lì c'è una “E” seguita da “ogni”
che parlottano con tanto vezzo
e nel sentire i loro sogni
lei si arrabbia e si mette in mezzo
ED ogni volta che si avvicina
le vocali le danno le spalle
non si fidano della D canterina
che ride tanto e racconta le balle
Io non voglio farvi niente!
Dice la D sorpresa di questo
Tu sei strana e un po' opprimente
rispondono le altre con fare più lesto
Così le dicono: tu menti ogni volta!
eD a parlar con te ci si rimette
ci separi tutte, sei solo una stolta
dovresti smetterla con le tue barzellette
Soltanto le lettere che sono gemelle
tra di loro alla fine bisticciano
quelle sì, sono troppo ribelle
e nei guai il lettore poi cacciano
Se vedi due A o due E messe in fila
corri subito e vai tra di esse
anche se è una sola oppure tremila
aiuterai il bambino che quella strofa poi lesse
Da quel giorno la D capì la lezione
a essere eufonica è un brutto destino!
euforica è meglio, che definizione!
Ad alta voce lo griderò ogni mattino.
col suo fare un po' curioso
aD ogni riga è lì presente
e non vuole aver riposo
È la D, consonante euforica
quarta lettera dell'alfabeto
stanca di essere sempre pletorica
non rispetta alcun divieto
Come vede due vocali
che tra loro parlan vicino
si avvicina e se sono uguali
le separa per benino
Per sentirsi ancora utile
interviene quando non deve
lei non vuol sentirsi futile
come un gioco troppo breve
Lì c'è una “E” seguita da “ogni”
che parlottano con tanto vezzo
e nel sentire i loro sogni
lei si arrabbia e si mette in mezzo
ED ogni volta che si avvicina
le vocali le danno le spalle
non si fidano della D canterina
che ride tanto e racconta le balle
Io non voglio farvi niente!
Dice la D sorpresa di questo
Tu sei strana e un po' opprimente
rispondono le altre con fare più lesto
Così le dicono: tu menti ogni volta!
eD a parlar con te ci si rimette
ci separi tutte, sei solo una stolta
dovresti smetterla con le tue barzellette
Soltanto le lettere che sono gemelle
tra di loro alla fine bisticciano
quelle sì, sono troppo ribelle
e nei guai il lettore poi cacciano
Se vedi due A o due E messe in fila
corri subito e vai tra di esse
anche se è una sola oppure tremila
aiuterai il bambino che quella strofa poi lesse
Da quel giorno la D capì la lezione
a essere eufonica è un brutto destino!
euforica è meglio, che definizione!
Ad alta voce lo griderò ogni mattino.
lunedì 8 novembre 2010
Italiani a Berlino
Del mio soggiorno berlinese ho documentato la presenza di alcuni autori italiani in libreria. La libreria è la Dussmann, un'imponente struttura postmoderna sulla Friedrichstrasse: meravigliosa a vedersi e totalmente diversa per chi, come me, è abituati agli altrettanto splendidi e vecchi edifici romani.
Il primo ad essere avvistato in quel di Berlino è stato Umberto Eco. Tra l'altro di Eco è appena uscito un nuovo romanzo per la Bompiani: Il cimitero di Praga e ne consiglio la lettura. La consiglio anche a me stesso non avendolo ancora comprato.
Il libro è La storia della bellezza:
Un altro autore di bestseller avvistato, e questo non immaginavo di trovarlo all'estero, è Giorgio Faletti: Im namen des Morders. Credo, ma non lo ricordo, che sia la traduzione di Io uccido. Avevo letto il titolo originale tra i crediti ma è passato troppo tempo.
Nel reparto ragazzi, che in realtà occupa un intero piano della Dussman, ho invece notato la massiccia presenza di Silvana De Mari. Su questo nome ero certo di trovare qualcosa data la fama internazionale dell'autrice. La De Mari è presente nella Dussmann con L'ultimo elfo, L'ultimo orco e Gli ultimi incantesimi. Di questa scrittrice vi segnalo il quarto e conclusivo libro della saga: L'ultima profezia del mondo degli uomini uscito per la Fanucci dopo la rottura (ideologica) con la Salani.
Anche P.D. Baccalario è presente con Das Volk von Tarkaan e non ci vuole molto per capire che è Il popolo di Tarkaan. Non ho visto invece Ulysses Moore, ma avrei dovuto cercare più approfonditamente.
Mi aspettavo di trovare altri autori in questo reparto:Licia Troisi e GL D'Andrea ad esempio, ma è chiaro che per spulciare tutti i libri ci avrei impiegato troppo tempo. Sarà per la prossima volta.
Il primo ad essere avvistato in quel di Berlino è stato Umberto Eco. Tra l'altro di Eco è appena uscito un nuovo romanzo per la Bompiani: Il cimitero di Praga e ne consiglio la lettura. La consiglio anche a me stesso non avendolo ancora comprato.
Il libro è La storia della bellezza:
Un altro autore di bestseller avvistato, e questo non immaginavo di trovarlo all'estero, è Giorgio Faletti: Im namen des Morders. Credo, ma non lo ricordo, che sia la traduzione di Io uccido. Avevo letto il titolo originale tra i crediti ma è passato troppo tempo.
Nel reparto ragazzi, che in realtà occupa un intero piano della Dussman, ho invece notato la massiccia presenza di Silvana De Mari. Su questo nome ero certo di trovare qualcosa data la fama internazionale dell'autrice. La De Mari è presente nella Dussmann con L'ultimo elfo, L'ultimo orco e Gli ultimi incantesimi. Di questa scrittrice vi segnalo il quarto e conclusivo libro della saga: L'ultima profezia del mondo degli uomini uscito per la Fanucci dopo la rottura (ideologica) con la Salani.
Anche P.D. Baccalario è presente con Das Volk von Tarkaan e non ci vuole molto per capire che è Il popolo di Tarkaan. Non ho visto invece Ulysses Moore, ma avrei dovuto cercare più approfonditamente.
Mi aspettavo di trovare altri autori in questo reparto:Licia Troisi e GL D'Andrea ad esempio, ma è chiaro che per spulciare tutti i libri ci avrei impiegato troppo tempo. Sarà per la prossima volta.
sabato 6 novembre 2010
Vorrei che fossi tu
Segnalo con piacere questo libro di Lorenza Bernardi: Vorrei che fossi tu edito dalla Piemme nella collana Freeway. E' un libro chiaramente per young adult, l'esordio di una scrittrice che per anni ha collaborato con Geronimo Stilton. A breve metterò online un'intervista a Lorenza con curiosità su Geronimo, la letteratura per ragazzi e ovviamente su questo romanzo.Finalmente la scuola è finita e Bea, sedici anni quasi diciassette, sta per partire per le tanto agognate vacanze. Proprio mentre prepara le valigie, sommersa da parei, bikini e infradito multicolori, riceve un curioso sms: Ciao Matteo, sono l'amico di Ale. Potresti portarmi l'amore ai tempi del colera ?E mio e so che ce l'ha tua sorella (gliel'avevo prestato). Domani parto con i miei e vorrei rileggermelo in vacanza: la prof di italiano interroga a settembre. Grazie! Bea decisamente non è Matteo, e nemmeno sa chi sono 'sto Ale e i suoi amici! Però è incuriosita: non è da tutti i maschi, generalmente esseri trogloditici senza un minimo di sensibilità, leggere libri, soprattutto il suo amato Màrquez! Il messaggio non viene cancellato e rimane lì, nella memoria del telefono e nei pensieri di Bea. Che comincia a fantasticare sul mittente misterioso. E che ancora non sa che questo è l'inizio della storia d'amore che aveva sempre sognato... Età di lettura: da 14 anni.
http://www.edizpiemme.it/libri/vorrei-che-fossi-tu-9788856613513
Etichette:
letteratura per ragazzi,
Lorenza Bernardi,
Vorrei che fossi tu
giovedì 4 novembre 2010
Salgari e i guadagni di uno scrittore
Leggevo sul blog di Loredana Lipperini la lunga discussione su quanto guadagnano gli scrittori e mi è venuto in mente subito Emilio Salgari.
Non è esatto dire che Salgari non veniva pagato per il suo lavoro di scrittore. L'errore che fece, non rendendosi conto di quanto poteva guadagnare, è stato quello di non pattuire un compenso a percentuale ma forfettario. A quei tempi era più popolare di ogni altro intellettuale dell'epoca: più di Verga, D'Annunzio, De Amicis e tanti altri; lui che in due settimane vendeva anche 80-100.000 copie dei suoi libri, cosa quasi impensabile anche adesso a pensarci bene, sarebbe stato più che ricco e avrebbe potuto vivere una vita agiata.
Le varie case editrici con cui ha lavorato potevano certamente trattarlo meglio. Parlo, tra le altre, della famosa Bemporad, della Treves, la maggior casa editrice di quel tempo e Paravia. Inizialmente ogni romanzo, stando a quanto ha affermato suo figlio Omar, veniva pagato 300 lire. Difficile dire a quanto corrispondono, ma non erano certamente uno stipendio.
L'editore Donath successivamente gli offrì 4.000 lire per tre libri l'anno e la direzione di una rivista. Mentre Carducci nello stesso periodo ne prendeva 5.000 con Zanichelli.
Quando stipulò un contratto con la Bemporad arrivò a guadagnare 8.000 lire per tre libri l'anno. Lo stipendio di un alto funzionario della Torino di allora era di 7.500 lire. Veniva pagato bene, è vero, ma pensate a quanto possa essere difficile scrivere tre libri l'anno e doversi allo stesso tempo documentare su ogni particolare per rendere la storia credibile.
Dopo il suo suicidio la Bemporad stessa poté dimostrare di fronte a una commissione di indagine (parlo del 1928 e i fascisti stavano impadronendosi del nostro scrittore) che la povertà del "capitano" non era dovuta a mancate retribuzioni o a retribuzioni troppo basse, ma a una totale incapacità di amministrare il denaro. E' anche vero che una quota percentuale sulle vendite potevano anche concedergliela, ma il capitano era troppo ingenuo per poterla contrattare.
Questa incapacità, o forse ingenuità, costrinse Salgari a scrivere tanto e forse troppo, sommerso da debiti, fumo di sigarette (ne fumava cento al giorno) e marsala. Così scrisse a Giuseppe Gamba, illustratore delle sue opere:
« La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno ed alcune delle notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi. Debbo scrivere a tutto vapore cartelle su cartelle, e subito spedire agli editori, senza aver avuto il tempo di rileggere e correggere. »
Tutto questo comportò un decadimento fisico e un lento tracollo psicologico che lo indusse a tentare il suicidio la prima volta gettandosi su una lama, e la seconda, riuscendoci, tagliandosi gola e pancia.
Questa è la famosa lettera lasciata agli editori:
Non è esatto dire che Salgari non veniva pagato per il suo lavoro di scrittore. L'errore che fece, non rendendosi conto di quanto poteva guadagnare, è stato quello di non pattuire un compenso a percentuale ma forfettario. A quei tempi era più popolare di ogni altro intellettuale dell'epoca: più di Verga, D'Annunzio, De Amicis e tanti altri; lui che in due settimane vendeva anche 80-100.000 copie dei suoi libri, cosa quasi impensabile anche adesso a pensarci bene, sarebbe stato più che ricco e avrebbe potuto vivere una vita agiata.
Le varie case editrici con cui ha lavorato potevano certamente trattarlo meglio. Parlo, tra le altre, della famosa Bemporad, della Treves, la maggior casa editrice di quel tempo e Paravia. Inizialmente ogni romanzo, stando a quanto ha affermato suo figlio Omar, veniva pagato 300 lire. Difficile dire a quanto corrispondono, ma non erano certamente uno stipendio.
L'editore Donath successivamente gli offrì 4.000 lire per tre libri l'anno e la direzione di una rivista. Mentre Carducci nello stesso periodo ne prendeva 5.000 con Zanichelli.
Quando stipulò un contratto con la Bemporad arrivò a guadagnare 8.000 lire per tre libri l'anno. Lo stipendio di un alto funzionario della Torino di allora era di 7.500 lire. Veniva pagato bene, è vero, ma pensate a quanto possa essere difficile scrivere tre libri l'anno e doversi allo stesso tempo documentare su ogni particolare per rendere la storia credibile.
Dopo il suo suicidio la Bemporad stessa poté dimostrare di fronte a una commissione di indagine (parlo del 1928 e i fascisti stavano impadronendosi del nostro scrittore) che la povertà del "capitano" non era dovuta a mancate retribuzioni o a retribuzioni troppo basse, ma a una totale incapacità di amministrare il denaro. E' anche vero che una quota percentuale sulle vendite potevano anche concedergliela, ma il capitano era troppo ingenuo per poterla contrattare.
Questa incapacità, o forse ingenuità, costrinse Salgari a scrivere tanto e forse troppo, sommerso da debiti, fumo di sigarette (ne fumava cento al giorno) e marsala. Così scrisse a Giuseppe Gamba, illustratore delle sue opere:
« La professione dello scrittore dovrebbe essere piena di soddisfazioni morali e materiali. Io invece sono inchiodato al mio tavolo per molte ore al giorno ed alcune delle notte, e quando riposo sono in biblioteca per documentarmi. Debbo scrivere a tutto vapore cartelle su cartelle, e subito spedire agli editori, senza aver avuto il tempo di rileggere e correggere. »
Tutto questo comportò un decadimento fisico e un lento tracollo psicologico che lo indusse a tentare il suicidio la prima volta gettandosi su una lama, e la seconda, riuscendoci, tagliandosi gola e pancia.
Questa è la famosa lettera lasciata agli editori:
| « A voi che vi siete arricchiti con la mia pelle, mantenendo me e la mia famiglia in una continua semi-miseria od anche di più, chiedo solo che per compenso dei guadagni che vi ho dati pensiate ai miei funerali. Vi saluto spezzando la penna. » |
lunedì 1 novembre 2010
Christmas story: il Natale di Auggie Wren
L'interrogarsi sul senso della scrittura, sulla narrazione e quindi "le storie" è uno dei temi ricorrenti nei romanzi di Paul Auster. Nei suoi romanzi verità e finzione si intrecciano in un vorticoso senso di smarrimento: chi legge non sa dov'è la realtà e non sa dove inizia la finzione letteraria. E saperlo in fin dei conti non è neanche importante .
Spinto quindi dall'idea di scrivere una novella sul Natale, diversa da quelle di Charles Dickens, Paul Auster scrisse questo libricino, illustrato da Jean Claverie, nel 1990 e edito in Italia da Motta Junior otto anni dopo.
Lo scrittore di questo libro poteva avere il suo stesso nome e come in Città di vetro avrebbe potuto intrecciare la propria identità con quella dei suoi personaggi. Infatti questa storia è ambientata nella sua Brooklyn e il Natale raccontato dal grande scrittore americano non è magico, non è ingolfato degli stereotipi a cui siamo abituati: è piuttosto una storia di sopravvivenza urbana fatta di furti e solitudine, dove le buone azioni hanno un lato oscuro e la redenzione alla Scrooge non è mai così completa o evidente.
Questo libricino ha ispirato il film Smoke del 1995 scritto dallo stesso Paul Auster e girato da Wayne Wang.
A Christmas Story: il Natale di Auggie Wren
di Paul Auster
Ed. Motta Junior
Spinto quindi dall'idea di scrivere una novella sul Natale, diversa da quelle di Charles Dickens, Paul Auster scrisse questo libricino, illustrato da Jean Claverie, nel 1990 e edito in Italia da Motta Junior otto anni dopo.
Lo scrittore di questo libro poteva avere il suo stesso nome e come in Città di vetro avrebbe potuto intrecciare la propria identità con quella dei suoi personaggi. Infatti questa storia è ambientata nella sua Brooklyn e il Natale raccontato dal grande scrittore americano non è magico, non è ingolfato degli stereotipi a cui siamo abituati: è piuttosto una storia di sopravvivenza urbana fatta di furti e solitudine, dove le buone azioni hanno un lato oscuro e la redenzione alla Scrooge non è mai così completa o evidente.
Questo libricino ha ispirato il film Smoke del 1995 scritto dallo stesso Paul Auster e girato da Wayne Wang.
A Christmas Story: il Natale di Auggie Wren
di Paul Auster
Ed. Motta Junior
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