mercoledì 29 settembre 2010

Scrittori adolescenti

Dopo mesi d'assenza tornano le strisce della Fenice.


lunedì 27 settembre 2010

In lettura: La guerra dei bottoni e Nicholas Flames l'immortale

Gli ultimi libri letti non mi hanno stimolato alcun commento, per questo motivo non ho molto da scrivere. Ho iniziato altri libri quindi, uno dei quali comprato questa estate in uno dei tanti mercatini di paese. Ho deciso di iniziarlo adesso stimolato da alcune vicende legate all'attualità. Mi riferisco alla stupida idea di insegnare l'arte militare a scuola. Penso che ogni persona di buon senso possa capire che questo provvedimento è ridicolo, soprattutto quando l'eduzione di base, parlo della grammatica, della conoscenza della storia, dell'informatica e le lingue estere, sono tra le più basse in Europa. Vogliamo costruire un esercito di bulli o persone in grado di saper vivere in un mondo globalizzato ed estremamente competitivo?
Questo fatto quindi mi ha fatto venire in mente La guerra dei bottoni di Louis Pergaud. Ammetto di non averlo mai letto, d'altronde non ho letto tanti altri classici che non sto a dire. E' un classico non  molto diffuso mi pare, non l'ho visto neanche sugli scaffali del reparto ragazzi. Lo stesso Pergaud ammise però che non è un libro scritto per ragazzi, quanto un libro con protagonisti dei ragazzi tra cui lui stesso tramite i propri ricordi. E' quindi un omaggio alla propria giovinezza e ai propri dodici anni.
Di questo libro ho letto pochi capitoli e già mi sono fatto una brutta idea. Non tanto per il linguaggio esplicito che anzi gli invidio, io che non ho avuto il coraggio di far dire qualche parolaccia al personaggio principale del mio manoscritto che reclamava invece di poterne dire a bizzeffe, quanto invece per lo spirito di fondo: il gioco della guerra. Su questo ci sono anche dei saggi che non sono riuscito a recuperare. Quindi deciderò poi se parlare di questo libro prescindendo da ciò che è stato già detto da persone più illustri, oppure no.

Un altro libro appena iniziato è I segreti di Nicholas Flamel l'immortale: il mago, il secondo di una saga che sta avendo molto successo. Del primo libro ho già scritto qualcosa. Nonostante i dubbi iniziali devo dire che lo stile di Michael Scott mi piace: è veloce e abbastanza sincero anche se in questo volume sto trovando un po' troppi aggettivi. Rimango dell'idea che un oggetto o una persona debba essere descritta con un solo aggettivo: il migliore. Se ne usi due, nella stessa frase poi, allora c'è qualcosa che non va. In ogni modo la trama mi piace, e chi ha letto il mio blog sa che mi interessano le storie con alchimisti. Anche qualche editor se ne è accorto.
Il terzo, ma non ultimo, libro che sto finendo è Come scrivere un racconto di Jack M. Bickham, edito dalla Dino Audino. Dino Audino è un editore che secondo me traduce buoni manuali, quindi se vi capita di trovare qualcosa di interessante nel suo catalogo provatelo. Questo libro però è meno efficace del precedente che ho letto: Lezioni di scrittura creativa. Capisco che per scrivere bene bisogna studiare, fare esercizi, provare, ma è praticamente impossibile seguire alla lettera i consigli dell'autore: troppo noiosi! E poi non c'è spazio per quel minimo di improvvisazione che forse rende migliori le storie. E le storie dichiaratamente scritte a tavolino mi fanno storcere il naso.

domenica 26 settembre 2010

Un scoperta sensazionale

Questa sì che è una scoperta incredibile.

venerdì 24 settembre 2010

Vittime e carnefici, predatori e boyscout

Leggo con interesse il post di Roberto Recchioni sull'editoria e sui fumetti. Rrobe (è il nick con cui è conosciuto sul web) è uno sceneggiatore di fumetti. Ha inventato il personaggio di John Doe insieme a Lorenzo Bartoli e scrive per Dylan Dog.
Il Rrobe parla predatori e boyscout, dove predatori sono gli editori poco disposti a pagare (e ovviamente anche quelli che si fanno addirittura pagare, ma non sembra ancora il caso degli editori di fumetti) e dove i boyscout sono gli esordienti disposti a firmare contratti poco remunerativi.
Di chi è la colpa di questo sistema? Degli esordienti disposti a quasi tutti, degli editori, delle scuole di fumetto (nel nostro caso di scrittura), dei lettori, dei distributori.
La risposta non è semplice, mi è chiaro invece il significato di fregatura (pratica che mi è stata sottoposta un paio di volte) e mi è chiaro che, almeno nel campo della letteratura, pagare per pubblicare è un enorme fregatura. No, questo me lo sono risparmiato: sono troppo tirchio per pagare una pubblicazione.
Fregatura invece non può essere pubblicare gratuitamente. Tempo fa dissi che ero dell'idea che un autore deve essere ricompensato, anche se in minima parte. Sono ancora di questa idea, ma sulla questione dei compensi (certamente una piccola casa editrice non può anticiparti 3.000 euro sulle royalties) bisogna essere un po' flessibili. Insomma: potrei accettarlo da una piccola/micro casa editrice, non da una grande. Chi ha i soldi paghi.
Di chi è la colpa di questo strano rapporto tra editori e autori? E' colpa delle scuole di scrittura? No, neanche. Quelle rispondono a un mercato molto preciso: ci sentiamo tutti scrittori quindi abbiamo la voglia di imparare le tecniche. Che poi molti di questi corsi non insegnano nulla di concreto è un altro discorso. Che non facciano curriculum è un discorso secondario. Che si impara maggiormente leggendo 1.000 euro di libri invece di spenderne altrettanti per un corso di scrittura è una mia personalissima opinione.
E' colpa dei lettori. No, questo non lo credo. Quella dei lettori è la mia categoria, ma non la difendo a priori. Se i teen (o tween) vogliono i vampiri dategli i vampiri. Quei soldi serviranno a finanziare anche opere meno commerciali.
E' colpa dei distributori. Non lo so perché non ho bene chiaro cosa facciano. So soltanto che scelgono i libri da distribuire in base al mercato. Quindi in questo caso ciò che fanno i distributori dipende dai lettori.
E le nicchie continuano a comprare online.
Dire no a tutto questo non è facile e forse neanche giusto.

mercoledì 22 settembre 2010

Dussmann: il postmoderno è in libreria

Appena arrivato a Berlino non posso far altro che notare la grande libreria che si trova a Friedrichstraße, una lunga e ampia strada che taglia il Mitte, il centro berlinese, e il quartiere di Kreuzberg, meno lussuoso e con una forte presenza turca, nonché luogo in cui tradizionalmente fermenta la controcultura.
La Dussmann si trova nella parte ricca di questi luoghi, non molto distante dalla galleria Lafayette. In quel quartiere l'architettura dei palazzi riflette (in tutti i sensi essendo le pareti composte principalmente da specchi) la voglia dei berlinesi di guardare avanti e lasciare il passato nei musei e nei luoghi dedicata alla loro quasi sempre infausta memoria.
Entrare nella Dussman è un'esperienza estraniante così come lo è entrare in un qualsiasi palazzo dall'architettura postmoderna.  Di questa libreria Inge Feltrinelli disse che è la libreria più bella del mondo. Sono 6500 metri quadrati di libri e cd divisi in cinque (o erano di più?) piani . In questa libreria vengono allestite mostre e una volta al mese è permesso, a pochi fortunati, di dormire al suo interno e leggere a volontà tutto ciò che si desidera.

Alla letteratura per ragazzi e fantasy è dedicato un intero piano. Non ho preso appunti perché non pensavo di scrivere un resoconto, ricordo soltanto la massiccia presenza dei libri di Cornelia Funke, scrittrice tedesca molto amata sia in patria che all'estero. E' definita la J.K. Rowling tedesca, ma non so se questo le fa piacere. Molti anche i libri di Astrid Lindgren e presente in maniera evidente, sia in libreria sia nei negozi sotto forma di merchandising, la serie di Wickie und die starken manner tratto dalla serie di  libri dello scrittore svedese Runer Jonsson Vicke Viking che in Italia ebbe una meno famosa trasposizione animata intitolata Vicky il vichingo. Questo francamente non so se è mai stato tradotto.

In linea di massima però ho avuto l'impressione che ciò che si legge all'estero si legge anche qui in Italia, mode e vampiri compresi. Stephenie Meyer infatti è presente in diversi settori della libreria.
Interessante mi è sembrata la serie per ragazzi Warrior Cats, versione tedesca di Warriors scritta da Erin Hunter. Erin Hunter è lo pseudonimo di due autrici: Kate Cary e Cherith Baldry. Chissà se i diritti di questa serie sono stati acquistati in Italia.
Altra serie molto presente nella Dussmann è quella di Skulduggery Pleasant dello scrittore irlandese Derek Landy. In Italia il primo volume della saga è stato pubblicato dalla Fabbri Editore, il secondo invece, Skuldugerry Pleasant. Giocando col fuoco è stato pubblicato dalla Rizzoli. La serie dovrebbe essere di nove libri attualmente in fase di pubblicazione.

Avevo scattato un po' di foto, ma non ho avuto modo di scaricarle quindi le metterò online in un altro post. Ringrazio il mio amico Alpisio per l'ospitalità berlinese e per essersi sorbito molti miei racconti.

Nuovi libri per bambini e adolescenti in lingua tedesca.
http://www.goethe.de/ins/it/lp/prj/lit/nbk/itindex.htm

lunedì 20 settembre 2010

La collana Tweens della Fanucci

Di questa nuova collana della Fanucci ho letto tre libri. Dopo aver finito Bambini nel bosco ho deciso di provare anche Il gatto dagli occhi d'oro di Silvana De Mari e La bambina che leggeva libri di P.D. Baccalario. Tramite IBS, in cui è possibile fare ricerche anche per collana, ho scoperto che ce ne sono altri tre in catalogo: Odore di guai di Marco Tomatis, La torre e l'isola di Alonso Ana e Pelegrín Javier e La saga di Monsters girl di Ljungqvist Stefan (credo che sia uscito da poco) che ovviamente leggerò presto.
Questa della Fanucci è una collana che si colloca nella fascia preadolescenziale. Il termine tween è molto usato nel marketing e deriva da un gioco di parole che unisce "teen", adolescente, e "between" (in mezzo). E' un'età compresa all'incirca tra gli otto e i quattordici anni per i maschietti, mentre le ragazzine posso essere considerate teenager a tutti gli effetti anche a dodici anni. Il marketing divide i ragazzi in cinque fasce d'età o target: 0-3 è la fascia dei più piccoli, 2-5 età prescolare, 6-8 bambini, 9-12 tween, 12-15 teen.
Questo termine è stato utilizzato anche da JRR Tolkien ne La compagnia dell'anello (lo leggo da Wikipedia) che definisce tween gli hobbit di età compresa tra i venti e i trentatré anni, che dovrebbe essere il raggiungimento della loro maggiore età. Non ricordo come è stato tradotto il termine, però.
Il mercato si interessa ai tween perché hanno una notevole influenza e potere decisionale per quanto riguarda gli acquisti. Basta vedere le pubblicità in tv, soprattutto quelle legate ai cellulari, le riviste a tema (una di queste intitolata proprio Tween tanto per non rischiare di essere fraintesi); basta vedere quali sono i personaggi e i programmi di successo degli ultimi anni: Hannah Montana, Jonas Brothers, Justin Bieber, High School Musical per capire che i tween spendono e fanno spendere molti soldi ai loro genitori. Si stima in 170 miliardi di dollari il giro d'affari che ruota intorno a questa fascia d'età.

Tornado alla collana Fanucci.
Dei tre libri che ho letto ho notato una comune ricerca di temi importanti. La Masini ci ha raccontato una realtà distopica in cui i bambini erano prigionieri su un'isola, affamati e resi oggetto dagli adulti (chissà, forse gli stessi che hanno teorizzato la fascia dei tween nel marketing). Baccalario, come già detto nel post dedicato al libro, sceglie il percorso metanarrativo per raccontarci l'importanza della fantasia e dell'invenzione. Silvana De Mari riempie il suo Il gatto dagli occhi d'oro di riferimenti culturali che i ragazzi capiscono perfettamente, e lei lo sa. Quindi la protagonista di chiama Leila come la principessa di Star Wars, e le citazioni a Il signore degli anelli sono fin troppo numerose. Silvana De Mari affronta, tra le altre questioni, la barbara pratica dell'infibulazione ("...una ferita che non è solo del corpo, ma dell'anima"), e ovviamente la condanna. Lei, che ha svolto la professione di chirurgo in Etiopia, ha visto con i propri occhi ciò che racconta. E' un libro quindi che intende insegnare e lo fa in maniera efficace. In uno degli ultimi capitoli la De Mari dichiara senza giri di parole che siamo tutti uguali. Questo è un insegnamento per niente scontato, soprattutto di questi tempi. Peccato però che nel suo blog dica anche, e senza troppe remore, che i musulmani sono "cattivi" e vogliono conquistare il mondo. Insomma, siamo o non siamo tutti uguali?
Concludendo, la collana Tweens va letta e tenuta d'occhio sia per il calibro degli scrittori che ha in catalogo, sia per la scelta delle tematiche. E' una collana che si differenzia da tante altre nate soltanto per il semplice, se non semplicistico, intrattenimento.

venerdì 17 settembre 2010

Inventare e raccontare storie

L'idea di Giulio Mozzi è originale e soprattutto gratuita. Si tratta di una serie di diciassette (per adesso) brevi videolezioni di scrittura creativa. Si parte dunque dall'idea che dà il via alla storia, all'elaborazione, fino al montaggio e alle tecniche per descrivere personaggi credibili.
Tutti gli strumenti del mestiere, insomma. Bando alle ciance, guardate la prima lezione e fatevi un'idea. Se vi piace ce ne sono molte altre.