Dopo questa striscia
http://fenicedicarta.blogspot.com/2010/05/e-tempo-di-tornare-casa.html
la storia continua...
mercoledì 18 maggio 2011
martedì 17 maggio 2011
Rassegna(ta) stampa di Torino 2011
Iniziamo con un flash mob segnlato da Booksblog. A farlo sono i redattori di molte case editrici uniti sotto il segno del precariato. L'editoria a quanto pare non ne è immune. Le redazioni vengono ridotte al minimo e l'outsourcing, parola molto bella da pronunciare ma altrettanto pericolosa, è divenuto una regola anche in questo settore. Correttori di bozze, traduttori, grafici che sotto il segno della partita IVA obbligatoria hanno tappezzato di post-it gli stand di alcune importanti case editrici.
Personalmente una volta ho parlato con una traduttrice di una nota casa editrice (non dico quale) che ha tradotto un libro di cui ho anche parlato... aveva l'espressione di chi, se avesse potuto, sarebbe andata a raccogliere pomodori.
http://www.booksblog.it/post/7614/salone-del-libro-di-torino-2011-il-flashmob-di-protesta-dei-redattori-precari
I lettori crescono, nel numero forse ma per quanto riguarda la sostanza non ci metterei una mano sul fuoco. Un milioni di lettori in più...
Un settore che non molla la presa e che vende ancora molto sapete qual è? Esatto, lo young adult.
E' aumentata anche la vendita di Ebook grazie alla spinta di Amazon.it.
http://www.newnotizie.it/2011/05/15/boom-del-mercato-degli-ebook-da-1-619-titoli-a-8-mila-nel-2010/
Sempre per quanto riguarda il settore Ebook è spuntata la notizia a sorpresa di un accordo tra Vodafone e Mondadori. I clienti Vodafone avranno la possibilità di scegliere,tramite un'applicazione BOL.IT, tra circa 110.000 libri digitali con uno sconto del 30%.
I prezzi sono comunque ancora troppo alti, ma è un passo avanti.
http://lab.vodafone.it/blog/2011/05/12/mondadori-e-vodafone-per-la-prima-volta-su-tablet-magazine-e-libri-digitali/
Personalmente una volta ho parlato con una traduttrice di una nota casa editrice (non dico quale) che ha tradotto un libro di cui ho anche parlato... aveva l'espressione di chi, se avesse potuto, sarebbe andata a raccogliere pomodori.
http://www.booksblog.it/post/7614/salone-del-libro-di-torino-2011-il-flashmob-di-protesta-dei-redattori-precari
I lettori crescono, nel numero forse ma per quanto riguarda la sostanza non ci metterei una mano sul fuoco. Un milioni di lettori in più...
A quanto pare ci sarebbero 968mila lettori (di almeno un libro all'anno) in più rispetto ai circa 25 milioni del 2009. Tra i canali di vendita, vola l'online che, pur rappresentando il 4,3% dei canali trade di varia, è cresciuto del 25% rispetto al 2009. Anche per la produzione digitale si può dire che il 2010 è stato l'anno "uno" dell'eBook: dai 1.619 titoli disponibili a gennaio fino agli 8mila di dicembre, l'arrivo di un player molto forte nel mercato della vendita (Amazon.it), e un anno in cui lungo la filiera editoriale si sono creati diversi nuovi soggetti (le "piattaforme", e ne verranno annunciate anche a Torino), e in cui le librerie online hanno iniziato a vendere anche ai lettori file di eBook, o propri eReader.http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-05-12/2010-italia-scopre-milione-093238.shtml?uuid=AakYZQWD
Un settore che non molla la presa e che vende ancora molto sapete qual è? Esatto, lo young adult.
E' aumentata anche la vendita di Ebook grazie alla spinta di Amazon.it.
http://www.newnotizie.it/2011/05/15/boom-del-mercato-degli-ebook-da-1-619-titoli-a-8-mila-nel-2010/
Sempre per quanto riguarda il settore Ebook è spuntata la notizia a sorpresa di un accordo tra Vodafone e Mondadori. I clienti Vodafone avranno la possibilità di scegliere,tramite un'applicazione BOL.IT, tra circa 110.000 libri digitali con uno sconto del 30%.
I prezzi sono comunque ancora troppo alti, ma è un passo avanti.
http://lab.vodafone.it/blog/2011/05/12/mondadori-e-vodafone-per-la-prima-volta-su-tablet-magazine-e-libri-digitali/
sabato 14 maggio 2011
Autoproduzione e fumetti
![]() |
| Fumetto autoprodotto da Makkox |
Mi sto chiedendo da tempo quale sia la differenza tra l'autoproduzione di un fumetto e l'autoproduzione un libro. La sostanza è la stessa: scavalcare l'intera filiera produttiva e distributiva e arrivare dritto dritto al consumatore, ovvero il lettore.
Il fumetto autoprodotto ha una sua gloriosa storia e ha sfornato un gran numero di bravi autori. Una volta i fumettari esordienti passavano prima per questa via: una fanzine o un fumetto da vendere nelle fiere più famose. Adesso le cose sono cambiate, soprattutto il mercato è cambiato, ma l'autoproduzione è rimasta, ha ancora una sua dignità e soprattutto ha una nuova vita proprio grazie al web e alla visibilità che esso offre.
Se una volta un fumettaro doveva girare l'Italia nelle fiere di Lucca, Roma o Napoli per vendere qualcosa adesso può anche starsene a casa e mettere a disposizione la propria opera tramite un blog.
Il fumettaro è molto più legato alla carta di quanto lo sia un romanziere. Il prodotto finito del romanziere è composto soltanto da una serie di parole mentre per il fumettaro c'è anche il disegno e il colore: una resa visuale che ha la sua giusta collocazione sulla carta. In molti casi, quindi, il fumettaro investe molti soldi per avere un prodotto cartaceo di qualità. Il rischio è tanto e non sempre si hanno buoni riscontri.
Tra chi è riuscito in questa impresa invece c'è Makkox che non nasconde le difficoltà che stanno dietro un'autoproduzione ma allo stesso tempo ne esalta, giustamente, la libertà creativa:
http://www.ninjamarketing.it/2011/04/20/intervista-a-makkox-su-ladolescenza-il-fumetto-autoprodotto-tra-la-carta-e-il-web-case-study/
Roberto Recchioni (autore di John Doe, Dylan Dog e tanto altro) è decisamente favorevole a tutto ciò:
http://prontoallaresa.blogspot.com/2011/05/uccidere-il-padre.html
e anzi... elenca i limiti di molte case editrici:
http://prontoallaresa.blogspot.com/2011/05/viva-gli-editori.html
Limiti che, come ben sappiamo, riguardano anche la narrativa classica: pessimo editing, scarsa cura della post-produzione (marketing, pubblicità, distribuzione), ecc.
Il punto però è questo: perché un fumettaro che si autoproduce riceve molta attenzione dai suoi colleghi e dalla critica mentre chi autoproduce un romanzo viene del tutto ignorato?
Cerchiamo di capirlo:
1- E' più facile capire se un fumettaro è bravo, mentre per uno scrittore non è la stessa cosa. Si capisce immediatamente se una persona è in grado di disegnare una tavola e scrivere una sceneggiatura. Se il suo disegno è professionale o amatoriale. Lo stesso non vale per un romanziere autoprodotto. Valutare un romanzo richiede meno intuito e strumenti critici molto complicati, cosa che in pochi hanno e quelli che li hanno esagerano e se la prendono con le D eufoniche (che in fondo non hanno mai fatto niente di male a nessuno) o lo show don't tell (che poi non è neanche obbligatorio).
2- Il romanzo richiede molto più editing del fumetto perché è più facile sbagliare. In entrambi si può sbagliare su più livelli: refusi, buchi nella trama o incongruenze, ma nei romanzi questi si nascondono con più facilità. Chissà quanti personaggi di romanzi hanno cambiato il colore degli occhi e dei capelli. Nei fumetti, una volta disegnato lo schizzo del protagonista, è difficile sbagliare.
3- Abbiamo sostanzialmente poca cultura narratologica. Non siamo in grado di capire, da una preview, leggendo venti pagine di un romanzo, se questo è buono o meno. Non avendo abbastanza strumenti per valutare uno scritto rimaniamo diffidenti e non lo compriamo. Forse lo possiamo leggere gratuitamente tramite il nostro lettore ebook di ultima generazione, ma non spenderemo mai dei soldi. Gli autori di romanzi autoprodotti quindi devono limitarsi alla pubblicazione gratuita e, in molti casi, all'autorefenzialità: scrittori autoprodotti che si pubblicizzano a vicenda. Questo però non è un mercato: dove non c'è denaro non c'è mercato.
4- La critica ufficiale snobba gli scrittori autoprodotti. Perché? I romanzieri autoprodotti sono tanti, troppi, e nel 99% di casi anche semianalfabeti che pensano di essere i nuovi Calvino o Tolkien. Non vale la pena leggere neanche dieci righe di quei manoscritti. Secondo molti la pubblicazione classica presso una qualche casa editrice, piccola o grande che sia, è un buon filtro. In realtà molti pensano che non sia così: si è creato un movimento di opinione che confuta questa presa di posizione affermando che le case editrici pubblicano soltanto per vendere a prescindere dalla qualità.
Che piaccia o no in Italia la situazione è questa e sarà molto difficile cambiarla. Nonostante il buon punto raggiunto dal web in grado adesso di veicolare i consumi e creare mercati alternativi, nonostante esista una critica letteraria non ufficiale ma con buone competenze, nessuno ancora è riuscito a costruirsi una nicchia nel mondo dell'autoproduzine che gli permetta di vivere con quello che scrive. E' un marmo difficile da scolpire.
mercoledì 11 maggio 2011
Salone del libro di Torino 2011
Inutile elencare tutte le cose che faranno al Salone del libro di Torino a partire da domani (terremoti permettendo. Ah no scusate, quello avverrà qui a Roma, sigh). Provo molta invidia per chi potrà andarci e gli auguro di giocarsi tutto lo stipendio, nel caso lo avessero. Di questi tempi non do nulla per scontato.
La ventiquattresima edizione del Salone del libro di Torino ospiterà circa 1.400 editori e si svolgerà da giovedì 12 a lunedì 16 maggio.
Il programma è ricco di incontri e ospiti, e sono tutti elencati nel sito ufficiale:
http://www.salonelibro.it/
lunedì 9 maggio 2011
Sono milioni
Questo racconto partecipò eoni fa a un concorso indetto dal Cicap, di cui sono sostenitore. Insieme a questo spedii Oltre. I racconti, per la natura del concorso, dovevano essere brevissimi e dedicati a qualcosa di misterioso. Con Oltre ho ripescato la leggenda delle fate di Cottingley, questo del racconto invece è un cosiddetto OOPart, Out Of Place Artifacts: un manufatto fuori posto, qualcosa che non avrebbe dovuto esserci in quel determinato posto e in quel determinato tempo. Pensate alla famosa "Pila di Baghdad". Cosa ci faceva una pila elettrica nella Baghdad del 250 AC? Niente, infatti non era una pila elettrica.
Questo racconto parla di una pila elettrica molto particolare. E' una parodia della pila di Baghdad e chi ricorda le vecchie pubblicità anni '80 capirà a cosa mi riferisco. Per gli altri allego foto.
Sono milioni
- È assolutamente impensabile che questa specie di vaso di terracotta possa essere un manufatto alieno.
Questo racconto parla di una pila elettrica molto particolare. E' una parodia della pila di Baghdad e chi ricorda le vecchie pubblicità anni '80 capirà a cosa mi riferisco. Per gli altri allego foto.
Sono milioni
- È assolutamente impensabile che questa specie di vaso di terracotta possa essere un manufatto alieno.
- Eppure sembra che qualcuno abbia visto degli oggetti non identificati volare da queste parti, ultimamente.
- Non crederai a queste sciocchezze, spero?
- Io credo solo a quello che vedo, e davanti a me c'è una pila elettrica vecchia di almeno millecinquecento anni.
- È chiaro, gli ALIENI, millecinquecento anni fa, erano dotati di lettori mp3 che funzionavano con batterie del genere! Fammi il piacere!
- Non essere sarcastico. Queste che tu chiami batterie, se messe in serie, possono alimentare una torcia elettrica senza alcun problema.
- Spiegami cosa se ne fanno gli alieni di un torcia. Stiamo parlando di esseri intelligenti in grado di spostarsi velocemente in ogni punto della galassia.
- Non al buio, evidentemente.
- Oh, bene, dimmi allora come dovrebbero essere questi extraterrestri che ci hanno lasciato una pila elettrica qui a Baghdad, vicino a questa ridicola scultura moderna.
- Non te lo saprei dire con certezza...
- Sono verdi, squamosi e con la lingua biforcuta? Mangiano topi in un boccone?
- Non dire sciocchezze!
- Oppure grigi, con grandi occhi allungati su una testa a forma di uovo.
- Non ho molta voglia di scherzare, smettila dai!
- Oppure potrebbero essere famelici, avere tre fila di denti e magari potrebbero tornare per nutrirsi di carne umana.
- Guarda che qui a Baghdad non vedono quel genere di film.
- Intendi rimanerci a lungo per questo motivo?
- Finché non troveremo altre pile. Continueremo a scavare vicino a questa statua, dove abbiamo trovato la prima.
- È la scultura più strana che abbia mai visto. Cosa dovrebbe rappresentare?
- Non ne ho idea. Ho passato anni a studiare archeologia e non ho mai avuto tempo per approfondire l'arte moderna.
- Be', in ogni modo sarai d'accordo che una statua di venti metri raffigurante un coniglietto rosa con un tamburino a tracolla sia strana, non pensi?
- Finalmente siamo d'accordo su qualcosa.
- Hai notato che ha un vano dietro la gamba? Hai provato a infilarci la pila?
- Perché dovrei?
- Provaci, non penso che sia pericoloso.
- Hai ragione, si incastra perfettamente.
- Visto? Ti ho aiutato a risolvere un mistero.
- È una coincidenza davvero particolare.
- La statua del coniglietto si è mossa.
- Stavolta sei tu ad avere troppa immaginazione.
- Ho sentito nitidamente il rumore di un tonfo, come se il coniglietto avesse battuto una bacchetta contro il tamburo.
- Impossibile!
- Guarda lì su. Vedo dei puntini avvicinarsi.
- Sembrano dirigersi da questa parte.
- Si stanno avvicinando sempre di più.
- Sono identici alla statua del coniglietto.
- Sono milioni.
venerdì 6 maggio 2011
La rivincita. Gathering blue
Le recensioni dei libri mi prendono sempre più tempo: devo documentarmi, cercare informazioni, interviste e valutare connessioni stravaganti. Quindi la recensione del libro di fantascienza per ragazzi The Giver, scritto da Lois Lowry è rimandata a data da destinarsi, ma non troppo però.Rientra in un percorso di letture che ho deciso di compiere dopo aver letto l'articolo di Beatrice Masini che ho riportato e commentato già a suo tempo. Allo stesso modo quindi parlerò di Méto e cercherò di trovare degli spunti di discussione da condividere con i miei cinque lettori.
The giver non è stato citato dalla Masini, ma credo che possa rientrare nell'ambito di quella fantascienza per ragazzi di cui parlava la scrittrice. Inizialmente pubblicato con il titolo Il mondo di Jonas dalla Mondadori, la trilogia non è stata mai completata. Non voglio sparare troppe cartucce adesso, ne parlerò nel post che gli dedicherò. Nel frattempo però, oltre a consigliarne la lettura, la consiglio anche agli amanti puri della SCI-FI anche se ritroveranno in questo libro molti topoi del genere (e lasciate stare quelli che vi parlano di censure, eutanasia o altro, leggetelo come raro esempio di fantascienza distopica per ragazzi pubblicato in Italia), segnalo anche l'uscita del suo seguito, sempre per la Giunti Editore (collana Y) : La rivincita: Gathering blue, secondo volume della "trilogia del donatore". La Giunti assicura che Il terzo romanzo, The messenger, verrà pubblicato tra non molto.
Per chi vuole leggere una breve recensione consiglio il sito Fantascienza.com:
http://www.fantascienza.com/magazine/notizie/14858/la-rivincita-gathering-blue/
La trama:
Ambientato in una comunità del prossimo futuro al pari di The Giver, in un villaggio dove ognuno pensa solo a se stesso e le persone con malattie o problemi fisici sono considerate inutili per la comunità e vengono lasciate morire, una ragazzina zoppa lotterà per conquistarsi il diritto di vivere. Ma, riuscendo a ricavarsi un posto all'interno di quella società, si renderà poi conto di come sia profondamente sbagliata e di quanto sia necessario cambiarla. Rifiuterà quindi l'occasione che a un certo punto le verrà offerta di scappare, e deciderà di fermarsi per iniziare a cambiare le cose dall'interno.
La rivincita. Gathering blue.
di Lois Lowry
Pag: 272
Editore: Giunti, collana Y
martedì 3 maggio 2011
Sussi e Biribissi
![]() |
| Sussi e Biribissi con Copertina di Carlo Chiostri |
I protagonisti sono due ragazzi molto diversi tra loro, il primo, Sussi, grassottello e biondiccio, il secondo moro e allampanato. Un giorno decidono, freschi della lettura di Viaggio al centro della Terra di Jules Verne, di intraprendere un incursione all'interno delle fogne di Firenze. Si ritrovano quindi immersi in liquidi puzzolenti, a passare in cunicolo strettissimi, tra difficoltà e ingenue speranze, come quella di avere una croce di merito, fino ad arrivare in una ricca cantina piena di formaggi, salumi e vini di cui ovviamente approfittano. Ad accompagnarli c'è un gatto particolare, Buricchio, saggio e soprattutto loquace: infatti è l'unico gatto in grado di parlare. Ma il mondo fantastico non finisce qua: nelle fogne infatti incontrano anche delle talpe intelligenti tra cui Sforacchiona che alla fine diventerà amica dei due esploratori. Il viaggio ovviamente finirà male e i due amici non riusciranno a raggiungere il centro della Terra. Anzi, al loro ritorno in superficie vengono presi per matti e le difficoltà continuano.
Ammetto di aver comprato questo libro poco convinto (i soliti tre euro per l'edizione dei Fratelli Melita Editore) e non ero sicuro di volerlo realmente leggere. Collodi Nipote si presenta male se visto con gli occhi di un precario di oggi: è uno scrittore che ha sfruttato il cognome d'arte di suo zio per scrivere, scrivere per bambini tra l'altro. Mi sono ricreduto però dopo poche pagine e sono giunto alla conclusione che questo romanzo è sicuramente da riscoprire e inserire nelle collane dei classici per ragazzi.
La storia è quella di un viaggio, ingenuo, grottesco e metaletterario: i due ragazzotti fiorentini leggono Verne e vogliono emulare le gesta dei protagonisti di Viaggio al centro della Terra. Ne risulta una narrazione divertente, quasi picaresca, ricca di umorismo fiorentino, vernacolare, che ricorda le commedie alla fiorentina di registi come Mario Monicelli (Amici miei o L'armata Brancaleone), oppure di Francesco Nuti e Leonardo Pieraccioni. C'è tutto lo spirito goliardico di una città che sa usare la lingua e la rivolta all'esagerazione e all'iperbole comica tanto che Lugli, nel suo trattato di storia della letteratura per l'infanzia, definisce il libro come "...non scevro di volgarità" (1): i due protagonisti, tanto per dirne una, durante le loro avventure si scambiano numerosi baci e in un'occasione si guardano anche in maniera strana.
Collodi Nipote quindi (ma da adesso in poi preferisco chiamarlo Paolo Lorenzini dato che una sua via letteraria l'ha sicuramente trovata nonostante il nome e una certa predisposizione ad emulare il realismo fantastico di suo zio), ha scritto un romanzo inconsapevolmente moderno, almeno per il linguaggio, nonostante il conservatorismo di fondo dei contenuti: ovvero l'idea di scrivere una storia sulla falsariga di Don Chisciotte (2) ambientandola in un'Italia preindustriale, contesto che in questo caso è sinonimo di ritrosia verso la modernità e il progresso. Infatti Lorenzini se la prende proprio con il povero Verne che è quanto di più moderno e positivista potesse esserci in quel periodo (il libro di Lorenzini è uscito nel 1902): a leggere certi libri è pericoloso, ammonisce il gatto Buricchio, la coscienza del libro e dell'autore, il grillo parlante di quest'opera che come il suo sfortunato predecessore collodiano morirà stavolta non per mano del protagonista, ma per le conseguenze del viaggio. Per essere sicuro che il messaggio arrivi Lorenzini lo ribadisce facendo ingurgitare il libro di Jules Verne a una piccola talpa in carriera, intelligente e sveglia, destinata a diventare un bravo avvocato. La talpa muore di indigestione:
"Maledetto libro!" borbottava [Biribissi] di tanto in tanto. "Perfino nei topi doveva far delle vittime!". (3)
La stessa sorte, per fortuna, non è capitata a Sussi e Biribissi: infatti alla fine si sono resi entrambi conto del pericolo rappresentato da Verne e mettono la testa a posto: il primo diventa impiegato comunale, il secondo invece un addetto ai lavori di fognatura. Chi più di lui conosceva le fogne di Firenze? Insomma, i due amici hanno imparato la lezione e hanno avuto il loro premio.Strano a dirsi, quindi, questo conservatorismo di contenuti in un periodo di passaggio in cui la letteratura pedagogica e lacrimevole dell'ottocento stava lasciando spazio all'avventura a tutto tondo. Gli stessi autori italiani dell'epoca, contemporanei di Verne e dello stesso Lorenzini, non si facevano scrupolo di emulare il bravo scrittore francese dando vita ad una sorta di fantascienza all'italiana (4). Tra quegli autori ricordo Luigi Motta e il suo Raggio naufragatore del 1903 che lo stesso dedicò a Verne (Motta è comunque considerato più un epigono salgariano che di Verne) e lo stesso Salgari che nel 1888 pubblicò Duemila leghe sotto l'america, un romanzo che ricorda molto il libro "maledetto" che uccise Buricchio. In questo romanzo alcuni uomini decido di arrivare in una terra misteriosa e ricca di tesori passando in un tunnel sotterraneo. Infine non posso non citare Dalla terra alle stelle (1890) di Enrico Novelli, in arte Yambo, di evidente natura verniana. Yambo inoltre, nei suoi romanzi elogia il modernismo e la velocità tanto da anticipare anche il manifesto del futurismo.
L'idea che il linguaggio di Paolo Lorenzini possa essere sufficiente per una ricollocazione tra i classici, mi è venuta in mente pensando agli audiolibri. Per gusto personale preferisco audiolibri recitati con una dizione perfetta, da attori di qualità, in questo caso invece non disdegnerei una recitazione con uno spiccato accento fiorentino proprio a sottolineare la provenienza territoriale di quell'umorismo che la mia generazione ha imparato a conoscere grazie al cinema e alla televisione. Peccato che l'edizione in mio possesso (3) sia stata edulcorata dallo stesso autore: Antonio Faeti infatti si accorge (5) che in origine la cantina in cui i due si ritrovano e bivaccano per molto tempo non è la cantina di un'osteria ma di un convento di frati. E qui purtroppo si perdono parecchi giochi di parole e quell'anarchico spregio delle convenzioni che avrebbero rincarato l'umorismo e sottolineato la moderna irriverenza dell'autore.
(1). Storia della letteratura per la gioventù. Di A.Lugli (Universale Sansoni)
(2). La letteratura per l'infanzia. Di P.boero e C. De Luca (La terza)
(3). Sussi e Biribissi. Paolo Lorenzini (Fratelli Melita Editori).
(4). http://www.fantascienza.com/delos/delos54/storia-fantascienza.html
(5). Letteratura per l'infanzia. Antonio Faeti (La Nuova Italia).
Iscriviti a:
Post (Atom)




